Sicurezza
Medico salta-file, l’Asl vuole sapere chi ha spedito le mail
Accertamenti su chi ha fatto la “soffiata”, quattro mesi per chiudere l’indagine sul responsabile del pronto soccorso di Villamarina che ha vaccinato la moglie
livorno. L’indagine interna ufficiale è una: quella che l’Asl ha aperto per verificare le responsabilità, quindi gli eventuali provvedimenti disciplinari, del medico responsabile del presidio sanitario in carcere, che il 6 aprile avrebbe fatto vaccinare la moglie con una dose di Moderna. Dose che quel giorno era sugli scaffali dell’infermeria delle Sughere per la vaccinazione del personale interno considerato fragile.
Ma non è solo sul comportamento del medico – Paolo Cannito, da tempo anche alla guida del pronto soccorso di Piombino – che l’azienda sanitaria sta raccogliendo informazioni: ieri è infatti emerso che gli uffici dell’Asl stanno facendo accertamenti anche su chi ha inviato le due e-mail anonime che al di là delle sbarre hanno acceso i fari sulla vicenda. In altre parole su chi ha fatto la soffiata.
Questo perché – viene fatto notare dall’azienda – allegata alle due lettere spedite ai vertici Asl e del carcere dall’indirizzo di posta elettronica dell’infermeria c’era anche l’ormai famoso modulo di consenso al vaccino che è stato firmato dalla donna e che è pieno zeppo di informazioni mediche e personali, in altre parole di dati sensibili.
Resta però il fatto che qui il problema non è tanto chi e come ha rivelato il fatto ma se, come e perché il medico ha somministrato il vaccino alla moglie, che tra l’altro risulta appartenente alle forze di polizia e quindi avrebbe semmai dovuto vaccinarsi con Astrazeneca attraverso altri percorsi (e con altri tempi).
Su questa indagine interna ufficiale per ricostruire la vicenda e valutare le responsabilità del medico, ieri l’azienda sanitaria ha scritto queste parole: sono «terminati gli accertamenti relativi al caso che si è verificato nei giorni scorsi al carcere Le Sughere» e «gli uffici della Asl hanno raccolto tutta la documentazione necessaria per poter formulare un giudizio compiuto su quanto accaduto». Ma le parole che vengono dopo non sono quelle che ci si aspetterebbe leggendo le premesse: se da una parte dall’Asl scrivono di avere raccolto tutto il necessario, dall’altra, «contestualmente, stanno ancora interpellando i diversi soggetti che potrebbero essere in possesso di ulteriori informazioni utili». E «la conclusione degli approfondimenti e la conseguente individuazione di eventuali responsabilità dovranno essere accertate, per legge, entro 120 giorni dall'apertura del fascicolo».
Ci vorranno quindi da un minimo di uno a un massimo di quattro mesi per sciogliere ufficialmente tutti i nodi e decidere se prendere provvedimenti nei confronti del medico, che a quanto risulta al momento sta portando avanti regolarmente il proprio lavoro. E che giovedì ha incontrato tutto il personale sanitario in carcere, in una riunione riservatissima che a quanto risulta è stata all’insegna dell’abbassare i toni.
Va detto che fino a oggi nessuno ha smentito la notizia che attraverso le due e-mail è trapelata dal carcere. Lo stesso direttore della casa circondariale ha subito dichiarato che il fatto è avvenuto, rimandando però ogni decisione alla Asl – competente in materia sanitaria anche all’interno dell’istituto – e sottolineando che comunque la campagna di vaccinazione interna è stata fino a oggi ben condotta.
Restano comunque parecchi punti da chiarire. Come ad esempio l’ultima pagina di quel modulo di consenso, che riporta come luogo di vaccinazione proprio Le Sughere, mentre il direttore ha più volte risposto che la donna non è entrata in carcere. Il modulo riporta non una ma tre firme: della donna, del medico e di un’infermiera. —
J.G.
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