Attenzione
Maxi frana, strada ancora chiusa I sindaci: «Ci dicano i tempi»
Barbi, Allori e Montauti scrivono al prefetto e ai presidenti di Regione e Provincia «La provinciale a Campo Lo Feno deve essere riaperta una volta per tutte»
Stefano Bramanti
marciana. Correva l’anno 2020. Giorno 15. Mese novembre. A Campo Lo Feno franarono massi di granito che andarono a finire proprio sulla sottostante strada provinciale. Bene, da quel 15 novembre sono passati all’incirca cinque mesi e il problema non è ancora stato risolto. Ora cresce la protesta. Perché il traffico stradale dell’anello occidentale elbano è praticamente interrotto. E i sindaci si appellano a presidente della Regione, della Provincia e prefetto. Poi c’è anche chi ha deciso di manifestare.
A scrivere a Eugenio Giani, Marida Bessi e Paolo D’Attilio sono i sindaci del versante occidentale: Simone Barbi(Marciana), Gabriella Allori (Marciana Marina) e Davide Montauti (Campo). I primi cittadini chiedono che sia riattivata il prima possibile la normale viabilità, in tutta sicurezza. «Ogni servizio primario dipende dalla fruizione di questa strada - scrivono i tre sindaci - Pubblica assistenza, scuola, trasporto dei medicinali, raccolta dei rifiuti, servizio postale, trasporto pubblico e commerciale, pendolarismo quotidiano di lavoratori e studenti. Riteniamo quindi necessaria la riapertura al transito in sicurezza in tempi rapidi e con una precisa indicazione sulla tempistica».
Perché sono passati cinque mesi dalla frana. Ma molto poco è cambiato. E sono tanti coloro che la ritengono una situazione ormai non più sostenibile.
Di certo c’è dunque la necessità di riaprire senza pericolo. In quest’ottica, di recente, il responsabile del progetto di messa in sicurezza di quell’area, l’ingegnere Massimo Canigianie il geologo Giuseppe Tanelli hanno parlato della necessità di prevedere una rete paramassi di almeno sette metri. Ma c’è anche chi ha altre idee. E qui entra in campo l’ingegner Luciano Fantoni che vive a Pomonte e attualmente è impiegato al Comune di Portoferraio per due progetti volti al contrasto dell’erosione costiera: uno nel golfo di Portoferraio e uno in quello della Biodola. «Secondo me per la messa in sicurezza di Campo Lo Feno – dice - Invece di demolire i massi sarebbe stato meglio rimuoverli e posizionarli lato monte, lungo il versante interessato della frana, così da formare una barriera. Per poi passare alla demolizione degli speroni di roccia ancora pericolanti. Vista la conformazione del nostro territorio, sono invece scettico sulle reti paramassi». Tutti, comunque, si trovano d’accordo nel constatare l’urgenza dell’intervento. «Questa situazione crea molto disagio - dice per esempio Vincenzo Anselmi, hotel Belmare di Patresi - Ma se dobbiamo manifestare preferirei un evento creato di intesa con tutte le categorie, così da dare vita a una mobilitazione con idee chiare su ciò che si vuole ottenere».
E si esprime anche Giuliano Tagliazucchi, presidente dell’associazione Amici di Patresi e Colle d’Orano. «Siamo solidali con le persone che devono percorrere chilometri in più a causa della frana che ha interrotto la normale circolazione stradale - dice - Sollecitiamo quindi la realizzazione almeno della rete paramassi. la viabilità deve riprendere in sicurezza». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
