Gioco
Il racconto di Mirko Lami: «Sono un paziente fragile ma il vaccino non me lo fanno»
Il segretario toscano della Cgil ha perso la madre e ha il fratello in ospedale: «Il sistema non funziona, prenotarsi è difficile e intanto le persone rischiano la vita»
PIOMBINO. Il Covid gli ha portato via la mamma Liria alla fine di marzo. Aveva 81 anni, era una paziente fragile, eppure non aveva ricevuto il vaccino. Il fratello Massimo, anche lui contagiato dal virus, ha lottato per giorni nell’ospedale Covid di Cecina, con il casco che lo ha aiutato a respirare per giorni. Ora sta meglio, ma lo spavento è stato enorme. Mirko Lami, segretario generale della Cgil Toscana, ha pagato un prezzo altissimo in termini di dolore e paura per colpa del coronavirus. Lui stesso, paziente fragile, si sta consumando i polpastrelli da settimane per provare a prenotare il vaccino. Senza fortuna. «Mi sa che faccio prima a dimagrire che ad essere vaccinato», dice il sindacalista non nascondendo la rabbia per un sistema lento che, nel caso della sua famiglia, ha causato delle conseguenze tangibili. Gravissime. «A quelli come noi, che siamo a rischio perché siamo obesi, siamo grossi, magari abbiamo giocato a rugby, o ci ammazzano perché ci sparano o ci ammazzano perché non ci danno il vaccino».
Immagino avrà provato più volte a prenotarsi per avere il vaccino...
«Non faccio altro che collegarmi da giorni al portale, ma è sempre bloccato (ieri pomeriggio è stato riaperto ndr). Anche di mattina, di notte. Ma non c’è verso. Sempre chiuso. Va avanti così da venti giorni. Non sono in grado di fare la registrazione e di conseguenza di accedere alla prenotazione. Non mi sono neanche posto il problema sul tipo di vaccino che mi daranno, non è questo il problema».
Si sente poco protetto?
«Per il lavoro che faccio sto a contatto con tanta gente, facciamo molto online ma gli incontri di lavoro non mancano. E vedo cosa mi succede intorno. Mia mamma è morta, avrebbe dovuto avere il vaccino perché aveva un polmone solo e più di 80 anni. Mio fratello ci è andato vicino e avrebbe dovuto essere vaccinato in fretta perché anche lui obeso. Speravo che per avere la vaccinazione si potesse fare prima, invece il sistema non andava».
Il problema è che non arrivano i vaccini...
«Esatto, ma se non ci sono i vaccini il sistema comunque deve fare in modo di farmi accedere per iscrivermi e a quel punto fare la prenotazione. Questo non vuol dire che poi il vaccino lo faccio domani, ma almeno vorrei essere messo in una lista. La verità è che il sistema non funziona come dovrebbe funzionare. Prima correggano gli errori, in attesa dei vaccini, e diano questo benedetto codice a chi intende prenotarsi».
E se per il vaccino si profilassero tempi lunghi?
«Per proteggere le persone fragili occorre tenerle a casa, fornendo loro gli ammortizzatori sociali, affinché il virus non danneggi anche le vite lavorative delle persone».
Alla sua famiglia, il virus e i ritardi della campagna vaccinale hanno presentato un conto salato...
«La rabbia c’è, non lo nascondo. La mia mamma aveva un polmone in meno per la tubercolosi che ha avuto a dieci anni. Era una donna fragile, aveva poche possibilità di prendere il Covid. Stava sempre in casa, non so come abbia preso il virus. Forse glielo abbiamo portato noi con le nostre scarpe o con qualche busta della spesa. Se fosse stata vaccinata il virus l’avrebbe forse risparmiata. Invece l’ho vista andare via di casa che si sentiva male, ma ragionava, si è sistemata la mascherina prima di andare in ambulanza. E poi l’ho rivista dentro un barattolo».
Quanto è stato difficile, in questo momento doloroso, gestire anche l’ansia per la sua famiglia?
«Dopo quello che è successo a mamma è partito un sistema di protezione. Io e tutti i miei familiari siamo stati posti in quarantena. Dopo il tampone negativo sono uscito e in qualche modo ha cercato di gestire questo momento delicato, legate alla morte di mia mamma e del ricovero di mio fratello. Ho un figlio di diciassette anni. Vorrei essere un po’ protetto per vederlo crescere, dargli un futuro. Se il virus prende quelli grossi come me rischia di ammazzarli». —
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