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Germogli “cotti” dal gelo all'isola d'Elba, gli agricoltori: «Danni a ettari di vigneti»
Colpite soprattutto le coltivazioni in pianura. E arrivano anche i cinghiali: «Non escludiamo contraccolpi sulla vendemmia di settembre»
PORTOFERRAIO. Circa 20 ettari di colture isolane andate perse per la brinata dell’8 aprile. Si tratta di terreni e vigne appartenenti soprattutto ad agricoltori del Consorzio di tutela dei vini Doc, come segnala Marcello Fioretti, della tenuta dell’Acquabona di Schiopparello, che è presidente del sodalizio. Quindi il colpo basso al settore stavolta non è dato solo dalla nota piaga dei cinghiali, gli animali “padroni” dell’Elba perché in grande soprannumero. E comunque un contributo lo danno sempre, come mostrano le foto.
È lo stesso Fioretti a parlare del brusco abbassamento della temperatura notturna, in grado di “cuocere” i primi germogli delle viti. «Eh sì, purtroppo è accaduto. Ed è un fenomeno che abbiamo già vissuto altre volte: la vita degli agricoltori è legata ai capricci delle condizioni atmosferiche avverse, che possono capitare. Nella notte di giovedì scorso la brinata ha colpito principalmente i vigneti di pianura e magari vicini al mare. Quindi vari nostri associati hanno avuto danni e anche se non abbiamo ancora completato l’indagine possiamo stimare che il fenomeno ha interessato circa 20 ettari. Così alcune delle 16 aziende agricole che aderiscono al Consorzio dovranno fare i conti con i guasti». «Per quanto riguarda la nostra azienda – dice Lorenzo Capitani, socio di Fioretti– una prima stima di danni va dai 90 ai 130 quintali di uve bianche di pregio e la superficie interessata dalla brinata è stata di circa 2, 5 ettari».
E la parola passa a Letizia Parrini della Tenuta Santa Caterina di Scotto, a Portoferraio. «Nella nostra tenuta agricola– commentano all’azienda - purtroppo la gelata ha colpito quasi la metà dei vigneti, soprattutto quelli della parte più bassa e noi abbiamo una coltivazione di 2 ettari e mezzo di Sangiovese in purezza Doc e Procanico ed anche Ansonica. Hanno sofferto le piante di questo fenomeno di temperatura troppo bassa che ha prodotto problemi ai nuovi germogli. Per fortuna il Procanico è stato colpito in misura inferiore e anche la nuova vigna di Ansonica. Si prospettano notevoli contraccolpi sulla nuova vendemmia del prossimo settembre. Intanto permangono le incursioni di cinghiali che arano i terreni rovinandoli. Abbiamo dovuto potenziare le recinzioni protettive, con altre spese».
La situazione sembra invece essere migliore alla Tenuta di Antonio Arrighi a Porto Azzurro, in quanto «la nostra azienda agricola di Pian del Monte non ha avuto alcun problema di gelata – riferisce al Tirreno il noto viticoltore, nonché delegato dell’isola dell’Ais, associazione italiana sommelier– Notoriamente il fenomeno colpisce maggiormente, quando le temperature non scendono vari gradi sotto lo zero, le coltivazioni in pianura, mentre i miei impianti di Procanico, Ansonica, Aleatico e altri sono in collina, per cui non ho avuto alcun danno e i nuovi germogli sono tutti integri. La posizione collinare, riparata anche dai venti del nord è l’ideale. Mi dispiace per le aziende che hanno avuto questo intoppo». Anche Le Ripalte di Capoliveri, azienda dell’area collinare, non ha avuto grossi problemi. I guasti però non mancano: i cinghiali abbattono muretti e scavano nelle vigne. E questo succede tutto l’anno. «Certo - dice l’agronomo Italo Sapere – gli ungulati non mollano: fanno danni alle strutture periodicamente e in estate si mangiano tanti grappoli maturi». —
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