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Il racconto dell'ex infermiera di Piombino: «Io, estremamente vulnerabile e ancora senza vaccinazione»

Valeria Parrini
Il racconto dell'ex infermiera di Piombino: «Io, estremamente vulnerabile e ancora senza vaccinazione»

Il caso di Fulvia Saggini, 55 anni e affetta da più patologie: «Con la mia famiglia viviamo blindati, il virus avrebbe effetti devastanti»

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PIOMBINO. Per fortuna c’é il terrazzo. Si può fare un po’ di movimento, prendere una boccata d’aria. A volte, sveglia alle 4,30 e poi con Andrea, il figlio quindicenne, e il marito Gabriele Meloni, direzione Populonia o piazza Bovio. Si può camminare e assorbire tutto il bello che c’é. Perché a quell’ora non s’incontra nessuno. Per il resto sempre in casa. Anche Andrea, che ha una malattia renale seria e come la mamma non deve correre rischi. Fulvia Saggini ha lavorato da infermiera per 30 anni. Adesso ne ha 55 e convive con patologie molto gravi che si intrecciano in 38 chili di peso. E’ una persona che la medicina definisce estremamente vulnerabile”. Di quelle che ci si aspetta debbano essere protette per prime. Non é così. Se tutto andrà bene, entro mercoledì 21 le diranno quando potrà ricevere il vaccino. Moderna, indispensabilmente, nel suo caso.

Il primo tentativo di iscrizione sul portale regionale, inserendo una delle malattie da cui é afflitta - il sistema non tiene di conto delle pluripatologie – era andato a buon fine: la data c’era. La conferma, però, non é mai arrivata. Il portale era andato in tilt. Quindi, tutto da capo.

La cartella clinica di Fulvia é scandita da nomi strani e da effetti pesantissimi. La sindrome di Sjogren, che attacca le ghiandole e ne compromette il funzionamento con effetti, tra l’altro, sulla deglutizione, la respirazione e l’esposizione al sole. La tiroidite di Hashimoto, malattia autoimmune. Il morbo di Crohn, una infiammazione grave dell’intestino che provoca ulcerazioni e altri problemi seri anche da gestire. Si cura con immunosoppressori. In Toscana chi ha il Crohn non ha diritto ad una corsia particolare per il vaccino. In altre regioni, sì. Dopo il pensionamento, é sopraggiunto il meningioma. «E’ un tumore cerebrale che si è infiltrato nelle ossa dell’ occhio sinistro, colpendo il nervo ottico e i tessuti del viso», racconta Fulvia. Che é stata operata due volte e ha dovuto affrontare 29 sedute di radioterapia in un centro specializzato. Per due mesi, tutta la famiglia si é trasferita a Pavia.

«La radio é stata necessaria perché il tumore si stava dirigendo verso l’ ipofisi e un terzo intervento sarebbe devastante. Ho giramenti di testa improvvisi, una parte del viso meno sensibile, sbandamenti», prosegue la donna. Invalida al 100%. «Dovevo fare i controlli dopo sei mesi e dopo un anno. Quindi – aggiunge – l’ultimo a novembre. Non li ho mai fatti per paura di contrarre il virus. Sì, ci sono le sanificazioni in ospedale e nei macchinari per la diagnostica. Ma non mi sento sicura abbastanza. Dovrei anche farmi controllare le cataratte provocate dal cortisone che devono essere tolte al momento giusto. Niente controlli Crohn e Sjogren che può attaccare ghiandole interne e causare linfoma, oltre a danneggaire il cuore. Ho saltato anche l’ecocardio».

A Fulvia i medici hanno sempre detto di utilizzare mascherina e precauzioni in inverno anche prima del Covid. Un raffreddore rischia di trasformarsi in polmonite. E lei ci pensa ogni giorno. «Ho il terrore di finire intubata, di morire da sola. E lucidamente. Sono arrabbiata. Mi sento presa in giro. Hanno vaccinato persone e categorie che rispetto a me e ai tanti come me rischiano molto meno», racconta ancora Fulvia. Che pensa anche a suo figlio. Grazie al sostegno della nonna, ha potuto optare per una scuola privata, l’unico modo per fare tutto da distanza, e frequentare il primo anno del Liceo delle scienze umane. Gli esami però, si possono fare solo in presenza e quindi perderà un anno. Come ha perso l’opportunità di un provino già programmato alla Scala.

«Ama molto la danza e – continua con orgoglio la mamma – dicono sia molto portato. Intanto continua a seguire lezioni on line. Spero che la sperimentazione del vaccino per i ragazzini tra i 12 e e i 15 anni vada a buon fine in fretta. Lui ne farà 15 a giugno». E poi c’é Gabriele. Sta lavorando da casa e si occupa di buona parte della gestione familiare. E’ lui che in versione astronauta, va a fare la spesa negli orari in cui i negozi sono meno frequentati. Neanche lui, come caregiver, assistente di ben due soggetti deboli, é stato ancora vaccinato. «Situazione personale a parte, – conclude Fulvia – mi colpiscono l’indifferenza, anche istituzionale, e l’astio. Quando sui social ho parlato di regole da osservare, mi é stato risposto che i malati come me morirebbero anche senza Covid».

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di Redazione web