Il Tirreno

la tragedia del 25 marzo 

Trovato morto nel centro di accoglienza a Piombino, la salma di Stanley ora può tornare a casa

Luca Centini
Trovato morto nel centro di accoglienza a Piombino, la salma di Stanley ora può tornare a casa

C’è il nullaosta della Procura: familiari e associazioni cercano di riportare in Nigeria il feretro del giovane

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PIOMBINO. Il nullaosta della magistratura è arrivato ieri. La salma di Stanley Okoduwa, il giovane nigeriano morto il 25 marzo scorso al centro di accoglienza della Caravella, a Torre Mozza, è libera, dopo che sono stati portati a termine gli accertamenti compiuti dal medico legale incaricato dalla Procura Damiano Marra. Se nelle prossime ore non si concretizzeranno iniziative della famiglia e della comunità nigeriana, sarà intanto trovata al feretro del giovane una sistemazione provvisoria nel cimitero di Piombino. Questo perché il regolamento del servizio cimiteriale prevede che siano liberate le celle frigo della sala mortuaria: sono due e al momento sono entrambe occupate. Nei giorni scorsi, su input della comunità nigeriana, si sono poste le basi per una sottoscrizione per portare a casa la salma del trentunenne.

La Rete solidale antirazzista e alcune associazioni del territorio si sono organizzate per predisporre, in caso di autorizzazione della famiglia, dei punti di raccolta. Nel frattempo i mediatori della Croce Rossa hanno provato a contattare i familiari del giovane, compreso un cugino che si trova sul territorio nazionale. La speranza è che nelle prossime ore il percorso possa effettivamente partire, in modo da trovare una sistemazione definitiva alla salma di Stanley. Un ultimo gesto di solidarietà nei confronti di un ragazzo che nella vita non è stato certo fortunato.

Il trentunenne nigeriano è morto tre settimane fa all’interno dell’ex residence della Caravella, trasformato in centro di accoglienza. Una morte che ha generato la rabbia dei richiedenti asilo ospiti accolti temporaneamente nella struttura. Ci furono disordini, sedati solo con l’intervento delle forze dell’ordine. Gli approfondimenti compiuti sul cadavere hanno messo in evidenza come il richiedente asilo soffrisse di una grave cardiopatia. Un problema di salute che Stanley non è mai stato messo in condizione di affrontare nei sei anni di permanenza in Italia, secondo chi ha seguito da vicino la vicenda tra cui la Rete nazionale antirazzista. Non solo. La grave patologia che non è mai stata diagnosticata al ragazzo, se non dopo la sua morte, non avrebbe permesso alle autorità di emettere un provvedimento di espulsione nei suoi confronti. Stanley avrebbe potuto e dovuto curarsi in Italia, in quanto “soggetto fragile”. Avrebbe avuto diritto ad essere vaccinato contro il Covid e ad accedere alle terapie necessarie per la sua patologia. Ma questo non è accaduto: Stanley Okoduwa era in procinto di essere espulso dall’Italia. E per questo era disperato, ha bevuto molto, si è sentito male ed è morto il 25 marzo scorso. E ancora non si sa se la sua salma potrà fare ritorno a casa. —

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di Redazione web