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Diga a Mola, no di Legambiente «Così si distrugge l’ecosistema»

Diga a Mola, no di Legambiente «Così si distrugge l’ecosistema»

Il Tar ha rimesso in pista il progetto, ma l’associazione chiede di fermare tutto «Quelle costruzioni danneggerebbero la posidonia e il sistema naturale»

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capoliveri. «La realizzazione del porto di Mola è dannosa e pericolosa». Torna a ribadirlo Legambiente Arcipelago Toscano. E il suo è un no deciso all’opera. Anche dopo la recente sentenza con cui il Tribunale amministrativo regionale «riapre l’iter per la realizzazione del molo e mentre il Parco nazionale e altre istituzioni stanno portando a termine la prima parte di un grande progetto di ripristino, bonifica, rinaturalizzazione della zona umida di Mola dove finora avevano regnato caos, inquinamento e abusi». Ed ecco perché l’associazione invita le istituzioni coinvolte nel progetto a rivalutarlo completamente.

Prima di tutto perché «il cantiere navale golfo di Mola gestito dalla Sales, vuole realizzare una scogliera frangiflutti. E questa è di fatto una maxi sanatoria di grandi e piccoli abusi precedenti. Oltretutto l’ampliamento della diga e del porto sembra in contrasto con il piano del parco nazionale che prevede di non poter rilasciare autorizzazioni agli ampliamenti dove si sono verificati precedenti abusi e sono stati richiesti condoni. La nuova diga frangiflutto proposta avrà una lunghezza di 189 metri e sarebbe realizzata a poche centinaia di metri da un altro porto, quello di Porto Azzurro, trasformando così il golfo di Mola in una unica area portuale, con un fortissimo impatto ambientale e paesaggistico che viene però minimizzato nella documentazione presentata dalla Sales».

Legambiente fa poi riferimento ai problemi ambientali che questo tipo di progetto potrebbe causare, primo fra tutti i possibili danni alla posidonia.

«Il nuovo molo ne distruggerà diversi ettari perché verrà posizionato proprio sopra. Perciò l’ecosistema del golfo potrebbe essere definitivamente compromesso con una perdita di biodiversità e un aumento dell’inquinamento. Proporre di espiantare e reimpiantare parte della prateria di posidonia, d’altra parte, è un finto risarcimento. La sola possibilità per fare in modo che la prateria di posidonia, e quindi l’ambiente del golfo della Mola, sopravviva è che questo molo non venga mai costruito».

Altro punto su cui pone l’attenzione Legambiente è la zona umida di Mola. «È chiarissimo che la realizzazione di una struttura nel mezzo del golfo, a poche centinaia di metri in linea d’aria da una zona umida, comporterà forti conseguenze ambientali e fisiche sull’area. Il molo deve modificare l’attuale impatto di onde e correnti per proteggere l’area del cantiere, quindi avrà pesantissime conseguenze sul flusso e deflusso dell’acqua. Tutto questo provocherà un ulteriore insabbiamento dello specchio marino davanti alla spiaggia di Mola. E ci saranno pesanti conseguenze anche a terra, perciò è necessaria una attenta valutazione dell’impatto ambientale di un’opera di questo genere che, comunque, è da contrastare in ogni modo, anche con l’avvio di una procedura di infrazione all’Unione europea che richiami il pasticcio urbanistico e ambientale in ci si stia cacciando con questo progetto portuale».

Infine c’è la questione legata al parco nazionale dell’arcipelago toscano. «Il nuovo molo - prosegue la nota di Legambiente - ricade in una delle zone di protezione del parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e il progetto pare contrasto con l’articolo 19 delle norme tecniche di attuazione del piano del parco. Invitiamo dunque il Parco nazionale a riconsiderare più attentamente il progetto di quanto fatto in passato, anche perché spetta al Parco rilasciare il nullaosta».

In sostanza, dunque, l’associazione chiede alle istituzioni interessate di «fermare questo che riteniamo un vero e proprio scempio. Domandiamo di respingere questo progetto e di avviarne una radicale revisione, per arrivare ad un porticciolo verde, davvero ambientalmente compatibile e che serva veramente a migliorare le condizioni ambientali e di sicurezza di un’area segnata dal disordine e dall’abuso, senza caricarla di ulteriori posti barca. Chiediamo un progetto che garantisca il deflusso delle acque e che non abbia un forte impatto sulla posidonia, sulla costa e sulla zona umida così come farà questa vecchia e superata struttura rigida, il contrario di un intervento di valorizzazione e tutela in un’area tanto delicata e preziosa». —

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