Gioco
«I cinema sono stati dimenticati E di soldi qui non se ne vedono»
piombino. Quando torneremo in sala per gustarci un film? È una domanda che cade nel vuoto, nel mezzo di una pandemia che va avanti da oltre un anno e una politica che si dimostra incapace di tutelare un settore importante come quello della cultura. Teatri e cinema sono chiusi da più di un anno, con una breve parentesi nei mesi estivi. Si ragiona su una possibile riapertura, ma senza date. Si parla di mascherine Ffp2, ingressi ridotti e prenotazioni online per evitare le file e i contanti. E fino a qui ci siamo. Poi si prospetta il via libera ai vaccinati o con tamponi effettuati nelle 48 ore precedenti lo spettacolo. E qui non ci siamo, considerando costi dei tamponi e lentezza della campagna vaccinale. «Forse non ci si rende conto di cosa voglia dire entrare al cinema – commenta Patrizia Gualerci dell’Odeon, capienza 900 persone –. Già nei mesi della riapertura avevamo stabilito pochi ingressi, misurato la temperatura e preso dati e recapiti dei clienti. Non è possibile, però, pensare, oltre a questo, di controllare le vaccinazioni, i tamponi e via dicendo. E comunque, parliamo di aria fritta per ora. Noi esercenti siamo pronti a riaprire, anche perché le spese, nonostante il lungo stop, ci sono sempre: le tasse, gli aggiornamenti, la manutenzione dei macchinari. E siamo in forte sofferenza. Mancherebbe, però, cosa proiettare. Fin quando al cinema non potrà tornare a esserci assembramento, nessuna produzione rischierà di sciupare l’investimento fatto – va avanti Gualerci – Speriamo che la vaccinazione sia veloce, se è quella la soluzione, ma la ripartenza non sarà in ogni caso immediata. Per l’estate andrà meglio a chi potrà fare spettacoli all’aperto. Chi non potrà, come noi, resterà al palo. E niente indennizzi. Dicono che i soldi sono finiti. Di sicuro non sono finiti per noi. Scappa da ridere per non piangere. Farebbe comodo un minimo di sostentamento. E poi c’è il problema del pubblico che si abitua a guardare i film a casa, sulle piattaforme online. Peccato, perché la cultura è un bene primario. Speriamo di ripartire il prima possibile, ma sappiamo già che la strada sarà in salita». —
F.L.
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