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il caso 

Arrostì un gatto L’uomo di 24 anni rimpatriato in Costa d’Avorio

Manolo Morandini
Arrostì un gatto L’uomo di 24 anni rimpatriato in Costa d’Avorio

Da mesi aveva occupato un magazzino al Cotone La soluzione grazie ai carabinieri e ai servizi sociali

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Manolo Morandini

PIOMBINO. Ripreso in video mentre su un fuoco improvvisato di fronte alla stazione di Campiglia arrostisce la carcassa di un gatto. La parabola italiana dell’ivoriano di 24 anni senza fissa dimora, balzato alle cronache a giugno dello scorso anno, si è chiusa nei giorni scorsi con il rimpatrio volontario in Costa d’Avorio. Da mesi aveva spostato il suo raggio d’azione in terra piombinese. E come base aveva scelto un magazzino di proprietà comunale al Cotone. Ma la fama per il suo gesto ai danni di quell’animale lo aveva seguito.

Riavvolgiamo il nastro. La mattina del 30 giugno 2020 l’uomo si è reso protagonista di un fuoco improvvisato sul marciapiede di fronte alla stazione di Campiglia dove per ore, dalla notte all’alba, ha arrostito la carcassa di un gatto. La scena è stata immortalata in un video che ha fatto il giro (internazionale) dei social, scatenando un fiume di commenti. Rabbia e sdegno, che hanno soffocato tutto.

«Ho trovato il gatto morto in strada – raccontò l’uomo al Tirreno –. Tutte le notti sono qui verso le tre. Quando ho visto l’animale morto ho pensato di prenderlo per cuocerlo e mangiarlo». Ma guai a pensare che ci sia dell’altro. L’altro però è quell’uomo smarrito. Vittima di un disagio che non è solo economico. Una pioggia di commenti, che suonano come sentenze. Scolpiti nei social, amplificati e rilanciati da politici nazionali e locali. Al punto che in una prima fase il Comune di Campiglia Marittima aveva attivato i servizi Sociali, trovato una sistemazione per metterlo al riparo da eventuali ritorsioni e avviato un percorso di cura. Insofferente a quella soluzione l’ivoriano aveva fatto perdere le sue tracce nel giro di pochi giorni. E a nulla sono valsi i tentativi di alcuni suoi connazionali.

Originario della Costa d’Avorio il ventiquattrenne è arrivato in Italia nel 2018. E prima della denuncia per uccisione di animali senza necessità e con crudeltà, a norma dell’articolo 544 bis del codice penale, che non prevede l’arresto, non aveva precedenti penali. Ospite per un periodo al centro per immigrati Le Caravelle, che si trova a qualche chilometro di distanza dalla stazione, a Riotorto. Da tempo era senza fissa dimora. Aveva chiesto lo status di protezione internazionale, ma gli era stato rifiutato. Al provvedimento aveva fatto opposizione ed era in attesa del pronunciamento del Tribunale di Firenze. Quindi non è mai stato un clandestino.

Impossibile conoscere le ragioni che lo avevano portato a scegliere di stabilirsi al Cotone, utilizzando come alloggio un magazzino comunale all’interno di un parco pubblico. La sua presenza non è passata inosservata, tanto da rimediare nel tempo altre denunce per occupazione abusiva e disturbo della quiete pubblica. Eppure è sempre stato monitorato dai carabinieri che non hanno mai avuto motivo di ritenerlo un pericolo sociale. Eppure sono state numerose le segnalazioni arrivate in Comune da chi vive in zona.

In collaborazione con associazioni accreditate alla Prefettura l’ivoriano è stato inserito in un programma di rimpatrio volontario. L’avvio del percorso si è incagliato all’ambasciata della Costa d’Avorio che avrebbe dovuto inviare la documentazione. La soluzione è arrivata nei giorni scorsi. Il lavoro di squadra dei Servizi sociali del Comune e dei Carabinieri ha portato al rimpatrio volontario dell’uomo. —

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di Redazione web