Sicurezza
Viticoltori, è allarme gelate La notte si riscaldano i vigneti
Il repentino calo di temperature minaccia il germogliamento del Sangiovese Coldiretti e Cia stimano danni importanti anche alle produzioni ortofrutticole
campiglia. Riscaldano i filari per salvare i vigneti dal gelo artico. È accaduto questa notte in Val di Cornia, dove i viticoltori per proteggere alcune varietà in germogliamento, in particolare il Sangiovese, dall’abbassamento improvviso delle temperature scese fino a meno tre gradi centigradi, hanno dovuto ricorrere all’utilizzo della paglia bagnata per fare più fumo possibile.
Si tratta di una tecnica che consente di proteggere la vite dalle basse temperature limitando la dispersione di calore, come accade nelle serre, e filtrare il sole che sorge per impedire ai raggi di bruciare i germogli. Sono ore di passione per un territorio che si è risvegliato in pieno inverno. Ed è l’immagine che più di altre restituisce i danni causati dal freddo a produzioni importanti come frutteti, carciofaie, fave da orto e in genere tutte le ortive a pieno campo. È quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti e Cia sugli effetti dell’ondata di freddo artico che ha investito l’intera provincia di Livorno.
«Siamo passati da temperature che hanno superato i 20 gradi di alcuni giorni fa a meno 3 gradi nella piana di Val di Cecina in un momento chiave del ciclo vegetativo – dice il presidente Coldiretti Livorno, Simone Ferri Graziani –. Le segnalazioni arrivate dai territori, che seguiamo quotidianamente attraverso la nostra rete di uffici e personale, parla di una situazione critica con produzioni danneggiate e raccolti completamente compromessi». Che aggiunge: «Siamo molto preoccupati per il settore vitivinicolo nella Val di Cornia e nel Bolgherese e per quello olivicolo che per questa area della provincia sono storicamente indispensabili per il sistema economico. Le prossime ore ci diranno di più sul loro futuro».
La Cia Agricoltori Italiani di Livorno ha già richiesto alla Regione Toscana l’avvio dell’iter per il riconoscimento della calamità naturale. L’abbassamento delle temperature è stato consistente soprattutto nei valori minimi della notte tra il 7 e l’8 aprile, con un crollo delle temperature anche di 10/12 gradi centigradi fino a toccare valori sotto lo zero. Al momento non è ancora possibile quantificare con esattezza i danni, ma con le colture già in piena germogliazione e con gli alberi da frutto in fiore, non è difficile prevedere che il conto ancora una volta sarà salato. Al momento sembrerebbe che solo le colture sotto tunnel come meloni e pomodori, abbiano subito parzialmente le conseguenze del gelo, ma dovrà essere valutata la situazione nei prossimi giorni. «Le aziende agricole – dice il presidente di Cia Livorno Pierpaolo Pasquini – dopo un anno di emergenza Covid sono già allo stremo, con la chiusura dei canali Horeca e ristorazione, che penalizzano le produzioni toscane di qualità e le chiusure degli agriturismi. È ancora presto per una conta dei danni più precisa, ma su alcune colture e in alcune zone si stimano fin da ora danni che possono raggiungere il 75 per cento della normale produzione». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google