Il Tirreno

tragedia alla Caravella 

Raccolta fondi per permettere il ritorno a casa dopo la morte

Valeria Parrini
Raccolta fondi per permettere il ritorno a casa dopo la morte

La Rete solidale e antirazzista lancia una proposta ad altre associazioni e accusa «La grave cardiopatia avrebbe potuto aiutarlo ad avere protezione umanitaria»

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PIOMBINO. Una sottoscrizione per riportare a casa la salma del giovane nigeriano morto il 25 marzo scorso alla Caravella, l’ex residence trasformato in centro di accoglienza per richiedenti asilo. Morte a cui erano seguiti disordini e l’intervento delle forze dell’ordine.

Il nullaosta della Magistratura é atteso dopo il completamento degli approfondimenti voluti dal medico legale Damiano Marra che ha eseguito l’autopsia per accertare la causa del decesso di Stanley Okoduwa. Secondo l’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) é questa l’identità esatta del trentunenne, indicato ai media come Tali Hocudua.

Il ragazzo si era rivolto alla sede livornese dell’associazione per essere seguito nella richiesta del permesso di soggiorno. I legali, tutti volontari, lo hanno riconosciuto pure dalla foto. Confermano il nome anche altre fonti.

Due nominativi diversi, che presentano una certa assonanza senza nascondere misteri. Nessuno, però, ha sentito la necessità di rettificare. Neanche si trattasse di un numero.

Dalle prime anticipazioni medico-legali, é emerso che Stanley soffriva di una grave cardiopatia. Ed è da questo che la Rete solidale antirazzista riparte per sottolineare che la malattia rende la sua vicenda ancora più triste e significativa. «Vuol dire che nei sei anni nei quali è stato in Italia la sua possibilità di accesso a una diagnosi e a una cura è stata fortemente limitata», commenta la portavoce della Rete, Maria Cristina Gentiloni. «Significa anche – aggiunge – che il ragazzo era un "soggetto fragile " e questo avrebbe permesso la non emissione di un provvedimento di espulsione, ma l'inserimento in altre forme di protezione speciale per motivi di salute. Avrebbe avuto maggiori diritti, compreso quello, non banale in periodo di pandemia, di ricevere una vaccinazione anticovid».

«Stanley - prosegue Gentiloni – questi diritti non li ha avuti e ci sono moltissimi altri invisibili come lui che continuano a non averli».

C’è un elemento che la portavoce della Rete vuole sottolineare, soprattutto ai medici. Infermiera per molti anni, il contatto stretto con Emergency e altre organizzazioni umanitarie: da qui e dalla lettura di diversi studi autorevoli nasce una considerazione. «I sanitari italiani – afferma – per lo più non sono informati del fatto che nei giovani africani esiste un tasso elevato di casi di ipertensione, di più difficile trattamento farmacologico, che determina cardiopatia, insufficienza renale e ictus. Questo porta a morti improvvise e complicazioni in gravidanza. È quindi un fattore di rischio che viene spesso sottovalutato». —

Valeria Parrini

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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