Il Tirreno

endometriosi 

Appello di una mamma malata a Speranza

A.M.

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campiglia. «Endometriosi e fibromialgia sono patologie invalidanti e come tali devono essere riconosciute. Siamo in tante a soffrirne, dovete ascoltarci». È l’appello che Michela Ferracci rivolge al ministro della Salute, Roberto Speranza, facendosi portavoce di chi vuole recuperare l’autonomia persa a causa di queste malattie. Ferracci, 48 anni, è arrivata a Venturina nel 2009, trasferitasi da Roma per amore. Mamma di un bimbo di 11 anni, attualmente vive sola, senza parenti, un calvario senza però perdere la forza di lottare. «Appena sono arrivata qui – racconta – dopo un intervento ho scoperto di avere l’endometriosi. Non tutti la conoscono, è una patologia benigna che non attacca solo la zona pelvica, ma anche altre parti del corpo e può colpire tanti organi, nel mio caso gli ureteri. Purtroppo, l’ho scoperta in ritardo e per questo ho perso la funzionalità di un rene e l’altro ne ho solo mezzo. Tutto questo ha causato un’insufficienza renale cronica». L’endometriosi è un “nemico invisibile” per le donne, una malattia poco conosciuta ma molto diffusa. Tra i sintomi, anche l’infertilità. «Ma io sono stata molto fortunata – precisa la donna – perché nel 2011 è nato il mio miracolo». Purtroppo, Michela deve fare i conti con altre malattie,. «Ho la fibromialgia – dice – altra malattia subdola difficile da diagnosticare. E ho l’endometriosi polmonare, con otto noduli ai polmoni». Tutte patologie che condizionano la vita familiare e lavorativa, a causa del dolore cronico associato a vari sintomi su tutto il corpo. «L’endometriosi – aggiunge –, l’insufficienza renale e i noduli polmonari a causa dell’endometriosi polmonare, mi mettono tra le categorie più a rischio in caso di contagio. Devo stare sempre a casa, ma nell’ultimo anno ho avuto anche peggioramenti». Troppe donne soffrono in silenzio, ed oltretutto eseguono visite ed esami che, andando avanti mesi, sono molto dispendiosi, visto che non danno diritto all’esenzione. «Fibromialgia ed endometriosi non danno diritto ad alcuna invalidità – rimarca Michela –, per questo voglio appellarmi al ministro Speranza, per dare voce a tutte le donne che convivono con queste malattie, che se venissero riconosciute permetterebbero anche un sostegno economico. Io, come tante altre, purtroppo non posso lavorare, ma ho un figlio da crescere. Con i 297 euro di invalidità, per l’insufficienza renale cronica, e nonostante il supporto del padre e il sostegno della comunità, si sopravvive ma non si vive». —

A.M.

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