Il Tirreno

venticinquesimo giorno di presidio 

«Per ora solo parole su Jsw, Giorgetti convochi Jindal»

«Per ora solo parole su Jsw, Giorgetti convochi Jindal»

I sindacati chiedono l’aiuto della Regione e del Comune per sbloccare la vertenza E intanto in fabbrica la produzione dei laminatoi è praticamente paralizzata   

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PIOMBINO. Venticinquesimo giorno di presidio della portineria di Jsw, dove segreterie Fim, Fiom, Uilm e Uglm hanno fatto il punto in un consiglio di fabbrica con le rsu aziendali e quelle di Piombino Logistics. Giorni difficili, dopo la doccia fredda arrivata dal neoministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti, che ha rinviato a data da destinarsi l’incontro chiesto da mesi dai sindacati per individuare un futuro per le acciaierie piombinesi.

Al presidio ha fatto visita il coordinatore nazionale della siderurgia Uilm, Guglielmo Gambardella, oggi sarà la volta del segretario generale della Fim Roberto Benaglia.

La riflessione del consiglio di fabbrica, contenuta in una nota, è che «grazie all’impegno della rsu e dei lavoratori, siamo riusciti a riportare sul tavolo delle istituzioni un a vertenza dell’acciaieria di Piombino che, sembrava passata nel dimenticatoio».

Il sindacato intanto lavora per un incontro col presidente della Regione Eugenio Giani e col sindaco Francesco Ferrari «per costruire insieme le richieste da portare al prossimo incontro col ministro» e per organizzare un incontro con tutte le parti politiche che hanno dato la propria solidarietà al presidio. E proprio su questo punto Fim, Fiom, Uilm e Ugl chiedono il rispetto delle promesse fatte da chi si è affacciato in queste settimane alla portineria Jsw: «Nelle ultime quattro settimane – ricordano – si sono susseguite interpellanze parlamentari e la visita di deputati e senatori, che hanno preso l’impegno di sensibilizzare i propri rappresentanti nazionali e si sono impegnati per farli venire a confrontarsi con i lavoratori. Per questo motivo li abbiamo ringraziati, ma adesso attendiamo che quegli impegni a parole si concretizzino già dai prossimi giorni».

Il riferimento è all’apertura «di un canale di collegamento tra l’amministrazione comunale, (il sindaco e l’assessore al lavoro) che hanno incontrato personalmente il ministro Giorgetti, la Regione (il presidente Giani e il consigliere regionale Anselmi hanno avuto una teleconferenza col ministro) e il Prefetto col ministro e rappresentanti del ministero dello Sviluppo. Adesso però le istituzioni – dice il sindacato – non possono accontentarsi da parte del ministro solo di un breve passaggio e di una successiva dichiarazione di poche parole senza nessun impegno concreto per la vertenza piombinese. Questa non può essere una questione lasciata in mano solo ai sindacati».

Il sindacato quindi ricorda che «il futuro della siderurgia piombinese e la vertenza dell’acciaieria sono di rilevanza sociale ed economica dell’intera comunità, ancor più in questo momento in cui cresce la preoccupazione anche per la Liberty Magona, per la quale stiamo seguendo con allarme le notizie che arrivano quotidianamente sulla multinazionale indiana in merito a gravi difficoltà economiche del gruppo».

In questo quadro «la fabbrica Jsw tra pochi giorni vedrà nuovamente tutti gli impianti di laminazione fermi – dicono Fim, Fiom, Uilm e Uglm – migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione e il Piano industriale presentato a fine gennaio da Jindal è decisamente poco credibile e considerato dallo stesso ministro insoddisfacente. Restano i dubbi sulle deleghe che dovevano essere assegnate (a Marco Carrai ndr), temiamo ci sia la volontà di trasferire in India la Gsi, per la quale ci erano stati prospettati investimenti imminenti, preoccupa fortemente vedere la struttura commerciale e la direzione del personale sempre più impoverite e depotenziate, nessuna notizia in merito agli smantellamenti degli impianti oramai non più necessari ma che, se lasciati a se stessi, rischiano di essere pericolosi alla collettività».

In conclusione i metalmeccanici ritengono che Giorgetti «debba confrontarsi nel più breve tempo possibile con Sajjan Jindal e senza garanzie vadano individuate da parte del governo tutte le misure necessarie per voltare pagina e non subire passivamente le non scelte di una multinazionale totalmente inadempiente. Si valuti da parte del governo e del ministro un piano alternativo serio e credibile con altri soggetti privati e con l’ingresso dello Stato nel capitale, per dare concretezza alle dichiarazioni fatte sulla strategicità del sito e della siderurgia». —

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