La protesta
«Questi centri di accoglienza hanno un padre: si chiama Salvini»
piombino. «Lavoriamo per non creare nuovi invisibili e per un’integrazione con il tessuto sociale, prima di tutto mantenendo i servizi già presenti, rispondendo così anche al bisogno di sicurezza di tutti». Lo chiedono il Pd e Anna per Piombino a proposito della morte del giovane nigeriano Tali Hocudua e dei successivi disordini scoppiati al centro di accoglienza La Caravella.
«Non sappiamo molto di questo ragazzo perché come i tanti invisibili che vivono nel nostro Paese muoiono senza lasciare traccia nella memoria collettiva – scrivono Pd e Anna per Piombino – Eppure avrà una storia alle spalle, una famiglia. La morte di Tali ci ha fatto scoprire che a Piombino c’è un centro di accoglienza, cosiddetto Cas».
«Da sempre – prosegue la nota – in tema di gestione dei rifugiati e richiedenti asilo sono le strutture di accoglienza diffusa quelle che garantiscono una miglior gestione e una maggiore possibilità di controllo. La riforma Salvini del 2018 ha di fatto abolito questo modello, riducendo anche le risorse destinate all’integrazione, con le conseguenze di aver peggiorato la situazione dei centri e dell’integrazione stessa. Se vogliamo dare un padre al Cas dobbiamo cercarlo nella persona di Matteo Salvini e della sua politica-propaganda contro gli immigrati. Noi crediamo ci sia bisogno di una nuova legge quadro sull’immigrazione alternativa alla legge Bossi-Fini. Occorre invertire la rotta e definire una legge organica sull’asilo che renda finalmente e pienamente esigibile questo diritto fondamentale delle persone anche nel nostro Paese. Per far questo, è imprescindibile che l’Italia giochi un ruolo importante in seno all’Unione europea. Ius soli e culturae sono cose a cui il Paese è pronto, poiché i nostri bambini vivono nel multiculturalismo, chi nasce e fa un percorso qui deve aver gli stessi diritti degli altri».
«A livello locale – concludono Pd e Anna per Piombino – siamo consapevoli che la gestione dell’accoglienza ha un impatto rilevante sulla vita quotidiana dei territori, e quindi necessita di una continua concertazione con gli attori territoriali (istituzioni, enti pubblici e privati, organizzazioni di volontariato, comunità locale) e di una loro partecipazione attiva alle attività intraprese. Le buone pratiche del processo di integrazione devono permettere all’individuo di entrare in relazione con il contesto sociale e sentirsi parte della comunità locale, bisogna combattere le discriminazioni, sostenere l’inserimento e il successo scolastico dei bambini, ragazzi e giovani. Il tema della gestione dell’immigrazione è molto più complesso della semplificazione propinataci in questi anni con la demonizzazione dei disperati che sbarcano in Italia». —
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