Il Tirreno

i vicini 

Scendono in tanti, parlano in pochi Il silenzio di una comunità incredula

Scendono in tanti, parlano in pochi Il silenzio di una comunità incredula

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venturina. Scendono in tanti, non parla quasi nessuno. Alle 8,30 di un sabato mattina soleggiato hanno sentito le sirene. Prima hanno visto l’ambulanza, poi le auto dei carabinieri. In via Udine e nelle strade lì intorno, i vicini hanno capito ben presto che qualcosa di brutto era successo.

Sono sempre di più, si avvicinano a distanza di sicurezza, ma sembra che non osino chiedere. Parlano sottovoce.

Guardano quegli uomini in divisa che arrivano di corsa. Altri uomini hanno una tuta bianca e portano molte borse. Sono quelli della sezione scientifica. Poi i vicini vedono uscire Caterina, in lacrime, sotto choc. Sono lì quando i carabinieri la portano via in macchina. Poco dopo, vedono volontari e medici che si affannano, accompagnano fuori qualcuno. Riconoscono Stefano. Più avanti arrivano altri che abitano dalle parti del Calidario, che hanno visto atterrare e ripartire l’elicottero. E hanno visto un uomo steso a terra, assistito a lungo e infine coperto con un lenzuolo.

Verso le 10 la notizia ha già cominciato a fare il giro, la gente ha saputo dell’omicidio. E quando vedono uscire in manette quel giovane, è la conferma.

C’è gente di ogni età. Giovani e anziani. Tutti dicono di conoscere quella famiglia, ma vagamente. Una famiglia come tante altre, dicono, magari più riservata. Arriva sempre più gente ma l’unica costante è il silenzio. È un dolore sordo, il dolore di una comunità che quasi non crede a una tragedia del genere. —

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di Redazione web