Gioco
Sale l’attenzione sulla vertenza Jsw: ora la palla è al ministro Giorgetti
Al presidio in portineria sono passati politici e amministratori pubblici di ogni livello. Incerta la posizione di Jindal, ma per avere il contratto di Rfi dovrà fare chiarezza
PIOMBINO. Un risultato il presidio sindacale alla portineria Jsw l’ha ottenuto, ed è stato quello di riportare l’attenzione sulla vertenza piombinese da parte del governo e della politica a tutti i livelli.
Attenzione che significa anche impegni, dal presidente Eugenio Giani al sindaco Francesco Ferrari, passando per il senatore Massimo Mallegni di Forza Italia e attraverso di lui il viceministro dello Sviluppo, Gilberto Pichetto Fratin, arrivando fino ai neoministri Roberto Cingolani (transizione ecologica) e Giancarlo Giorgetti (Sviluppo).
Fim, Fiom e Uilm si giocano qualche carta mediatica anche oggi con un’iniziativa nel piazzale all’ora di pranzo a cui hanno invitato lavoratori e cittadini «per parlare insieme di lavoro, futuro e siderurgia». Ma per loro certo conteranno i ritorni dal lavoro di questi giorni e cioè la concretizzazione degli impegni presi dai vari soggetti, tra cui quello di un po’ tutte le parti intervenute, di contribuire a organizzare prima possibile un incontro col ministro Giorgetti per andare al cuore della vertenza Piombino.
Intanto si sa che gli appelli a non concedere senza penali e garanzie il megacontratto delle rotaie a Jindal, starebbero trovando riscontro nel lavoro in corso al ministero dello Sviluppo per la scrittura appunto di un testo che metta al riparo da sorprese.
Ma è naturale che presto arriverà il momento in cui Sajjan Jindal, dopo aver lasciato Marco Carrai a trattare col Governo, dovrà dire cosa vuol fare davvero a Piombino. Perché pare chiaro che qualsiasi cosa succeda, un piano industriale per Piombino non potrà essere sostenuto solo da risorse pubbliche, come vorrebbe Jsw. Continua a circolare da varie fonti la cifra di 170 milioni che l’industriale indiano chiederebbe per farsi da parte: nessuno pare disposto a pagare quella cifra, ma è naturale che – con un contratto da 900 milioni con Rfi – stavolta ci siano anche aziende italiane alla finestra.
Intanto sulla vicenda piombinase si registra l’interrogazione parlamentare al ministro Giorgetti dei deputati di Liberi e uguali, Guglielmo Epifani e Federico Fornaro, che ricordano come Jsw alle acciaierie ex Lucchini si fosse «impegnata a definire un cronoprogramma dettagliato di interventi e investimenti in grado di accelerare la riqualificazione e il rilancio produttivo del territorio, ma non lo ha mai fatto. Passano gli anni senza una soluzione definitiva e a Piombino i lavoratori sono in presidio per conoscere il loro destino e quello dell’azienda. Il ministro Giorgetti – scrivono Epifani e Fornaro – convochi al più presto un tavolo presso lo Sviluppo economico per conoscere il piano industriale ed economico. Non si può perdere altro tempo».
«Con la crisi legata al Covid – proseguono i deputati di Leu – la nostra produzione di acciaio è calata molto di più che in altri paesi europei, ed è necessario che il governo predisponga un piano nazionale per uscire dall’incertezza che grava da troppi anni in questo settore. Un piano che deve partire dalla difesa siderurgica nazionale perché non c’è futuro per l’industria manifatturiera senza la difesa della produzione di acciaio in Italia e in Europa e che preveda anche – è la conclusione – l’ingresso dello Stato nel capitale societario di aziende particolarmente strategiche». –
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