Toscana
Le dimissioni fermano il lavoro della macchina amministrativa
Dopo l’arresto di Bandini e in attesa di nuove elezioni c’è il rischio che si congeli tutto: a partire dal Piano operativo
Manolo Morandini
SAN VINCENZO. Il sindaco Alessandro Bandini stacca la spina alla sua amministrazione.
Il suo secondo mandato, iniziato con il voto a maggio 2019, finisce prima del giro di boa. La decisione maturata a tre giorni dal provvedimento degli arresti domiciliari disposti dal Gip il 9 marzo a carico del primo cittadino e di due imprenditori di Venturina David e Lauro Dal Pont. L’accusa al centro della maxi inchiesta della Procura di Livorno è di corruzione.
In tutto sono 26 le persone indagate tra amministratori, tecnici comunali, professionisti e imprenditori. L’effetto delle sue «dimissioni irrevocabili», così ha detto in una nota affidata al suo legale, è il congelamento dell’attività amministrativa. La macchina marcerà al minimo dei giri per mesi, lasciando in sospeso più di un atto fondamentale.
Tra tutti l’approvazione del nuovo Piano operativo. L’ultima tappa, di un percorso tutt’altro che semplice che ha preso il via nel 2017, è destinata a saltare con le dimissioni di Bandini che fermano sul nascere la prospettiva annunciata dalla vicesindaca Delia Del Carlo, anche lei tra gli indagati insieme agli assessori all’Urbanistica Massimiliano Roventini e al Turismo Elisa Malfatti, a nome della maggioranza: «Confidando sul fatto che venga fatta chiarezza al più presto, la priorità è garantire il prosieguo dell’attività amministrativa». Sembra un secolo fa.
Con il sindaco agli arresti domiciliari nell’arco di qualche giorno sarebbe arrivato il provvedimento del prefetto di sospensione dalla carica a Bandini.
Gli altri amministratori a norma del Testo unico degli enti locali avrebbero potuto proseguire l’attività di governo.
Il passo del sindaco che si appresta a diventare ex (servono 20 giorni perché le dimissioni siano definitive) disegna tutt’altro scenario.
Il Piano operativo è un atto fondamentale. Ha una validità di cinque anni dall’approvazione e disciplina l’attività urbanistica ed edilizia di tutto il territorio comunale. Non solo stando alle carte della maxi inchiesta è parte dell’indagine.
Tra tutte le vicende finite sotto la lente della Procura si può fare riferimento a quelle citate nell’ordinanza del Gip, con cui ha disposto le misure cautelari e 23 perquisizioni in uffici, studi e abitazioni private: l’ex Faro e l’ex Girarrosto.
Ma dal tenore delle carte è evidente che c’è dell’altro ed è solo una questione di tempo.
Impensabile che il Piano operativo sia portato al voto del consiglio comunale in questi venti giorni.
Chi è disposto tra i consiglieri comunali a prendersi la responsabilità politica di approvarlo?
Senza saltare a conclusioni, è un fatto che il Piano sia parte dell’inchiesta della Procura. Oltretutto manca ancora il parere della conferenza di copianificazione della Regione Toscana.
Resta a mezza via anche il Piano spiaggia, l’ultimo risale al 2006. In questo caso non si è completata la procedura di valutazione ambientale strategica che è stata richiesta tra gli altri dalla Soprintendenza come un passaggio necessario dopo che in un primo tempo l’amministrazione comunale l’aveva esclusa.
Sul fronte mare resta più di una questione in sospeso.
Tra un paio di settimane scadono i termini per presentare il ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Toscana contro la delibera con cui è stata disposta la proroga di 15 anni, in deroga alla direttiva Bolkestein, così come fatto dal resto degli enti locali che sono parte del G20 Spiagge, ovvero le principali destinazioni balneari d’Italia che superano la soglia di un milione di presenze a stagione. L’estensione arriva al 2033.
Passo fatto anche dalla vicina amministrazione comunale di Piombino: nei giorni scorsi il Tar ha accolto il ricorso dell’Antitrust e bocciato il provvedimento di proroga.
Ci sarebbe anche la questione dei ripascimenti o riprofilature dei tratti di litorale dove l’erosione è più evidente. Difficile che possano essere messi in cantiere in vista dell’estate.
E resta da trovare una soluzione per la gestione della posidonia spiaggiata. C’è ancora da sistemare parte di quella stoccata lo scorso anno.
E nel frattempo altra si è depositata in alcuni tratti della costa.
Che dire del bilancio? Il termine di approvazione di quello di previsione 2021/2023 è il 31 marzo. Ma a San Vincenzo è ormai una scadenza superata dal precipitare degli eventi.
Il Comune si appresta a entrare in esercizio provvisorio. Non sarà consentito il ricorso all’indebitamento. L’ente potrà fare solo spese correnti o per eventuali interventi di somma urgenza, ferma restando la possibilità di ricorrere all’anticipazione di tesoreria. Insomma, solo atti strettamente necessari.
Allargando la prospettiva oltre i confini di San Vincenzo, il Comune è capofila dell’Ambito turistico Costa Etrusca. Tradotto, all’ente fanno capo tutti gli impegni di spesa per le attività di programmazione, formazione e promozione decise dai 15 comuni delle province di Livorno e Pisa, tra la Bassa Val di Cecina e la Val di Cornia.
Questione da sbrogliare in fretta, considerato l’approssimarsi della stagione turistica chiamata ancora una volta a fare i conti con le incertezze della pandemia. —
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