Gioco
Occupata la portineria di Jsw «Azienda latitante, governo muto»
Presidio fino a domani sera. «Giani venga qui a dirci come pensa di rilanciare lo sviluppo»
Cristiano Lozito
PIOMBINO. La crisi del secondo governo Conte, quello in cui il ministro allo Sviluppo Stefano Patuanelli e la sottosegretaria Alessia Morani avevano prospettato l’intervento dello Stato per far uscire lo stabilimento Jsw dalla paralisi, non ha fatto che aumentare il senso di smarrimento dei sindacati e dei lavoratori, ancora in attesa di una convocazione del neoministro Giancarlo Giorgetti. Tra loro dunque domina un senso di generale abbandono, da parte di un’azienda dove si è smarrito addirittura il filo della catena di comando (e che intanto continua a perdere manager di livello, ultimo caso in Gsi, ex fiore all’occhiello, gravata dai debiti per i costi del semiprodotto dovuti alle scelte di approvvigionamento dalla casa madre), così come dalla politica che pare indifferente alle sorti dello stabilimento. Fim, Fiom e Uilm tentano dunque di riportare l’attenzione sulla fabbrica, ma più in generale sulle prospettive del lavoro in una città che dallo spegnimento dell’altoforno nel 2014 si regge in gran parte sulla cassa integrazione. E lo fanno con l’occupazione della portineria dello stabilimento e un presidio fino a domani sera che, avvertono, «sarà solo l’inizio della mobilitazione».
Perché appunto la sensazione di Fim, Fiom e Uilm è «che dopo anni in cui tutte le istituzioni hanno dichiarato a parole la strategicità del sito di Piombino, adesso i lavoratori e il sindacato, siano rimasti i soli a difendere lo stabilimento e il proprio lavoro». Se le cose stanno così, riflettono i sindacati, significa «che il dramma sociale è alle porte», ed è il motivo per cui rsu e segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm, hanno deciso il presidio a cui hanno invitato «tutte le istituzioni coinvolte, le forze politiche, le confederazioni Cgil, Cisl e Uil». Non vogliono solidarietà, «ma proposte e soluzioni per salvare il lavoro», anche sulla questione delle bonifiche degli smantellamenti, «che sono indispensabili, ma tutti sanno che quelle attività saranno svolte da ditte specializzate e potranno essere impiegati solo pochissimi lavoratori in cassa integrazione, nonostante da anni chiediamo un serio programma di formazione».
Fim, Fiom e Uilm quindi spiegano di aver chiesto fin qui invano al ministro Giorgetti «una convocazione per valutare la bozza del piano industriale e conoscere la volontà del nuovo esecutivo». Da capire poi «a che punto siamo col contratto decennale con Rfi per la fornitura di rotaie che preveda penali e vincoli in grado di garantire la produzione di acciaio e la laminazione a Piombino». Ma a preoccupare è anche «il totale silenzio del Gruppo Jsw in merito al suo stesso Piano industriale», tutto ciò mentre «stanno uscendo dall’azienda uno dopo l’altro vari dirigenti, non c’è nessuno che si occupa di cercare commesse, la poca attività è rivolta solo a ridurre costi e, nelle stanze della dirigenza, si sente parlare solo di “chi ha le deleghe per fare cosa” ma intanto lo stabilimento è alla deriva». Tanto che, anche il ruolo di Marco Carrai sembra sempre più incerto, così che all’incontro di dopodomani il sindacato ammette di «non sapere chi sarà l’ interlocutore per Jsw».
Sul versante politico duro il giudizio sul presidente della Regione Eugenio Giani, «per l’assoluto silenzio sulla nostra vertenza». Lo aspettano al presidio, quindi, «per far conoscere la sua posizione ai molti lavoratori e cittadini che hanno voluto la sua elezione». In particolare i sindacati vogliono sapere dal presidente «quali progetti nel Recovery Fund preveda la Regione per rilanciare lo sviluppo in un’area di crisi complessa come la nostra».
Non fanno sconti per il loro silenzio nemmeno ai partiti, «compresi quelli oggi all’opposizione in consiglio comunale, firmatari dei vari Accordi di Programma». Critiche anche al sindaco Francesco Ferrari, per le sue idee nel Patto per Piombino che «di fatto cancellano la siderurgia senza un’alternativa che garantisca il lavoro a 2000 famiglie. Condividiamo che una strada che colleghi il porto, senza ingolfare la città, sia indispensabile, ma è un progetto che va concertato con lo sviluppo della siderurgia e della logistica esistente». Drastico dunque il giudizio sul secondo lotto della 398 dentro la fabbrica, «un salto nel vuoto che rischia di far perdere una commessa con Rfi da un miliardo per il prossimo decennio».
Poche parole da Ferrari, ieri al presidio con l’assessore Sabrina Nigro (sul posto anche Anna Tempestini e Laura Bardi per il Pd): «Ognuno nel proprio ruolo – ha detto – combattiamo la stessa battaglia per dare un futuro all’azienda e ai lavoratori. L’acciaio è strategico e dunque merita un interessamento concreto e adeguato dello Stato; allo stesso tempo l’azienda deve chiarire le sue reali intenzioni». —
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