Il Tirreno

Un mese senza don Franco Bersani Il prete contadino che amava gli elbani

stefano bramanti
Un mese senza don Franco Bersani Il prete contadino che amava gli elbani

Il racconto: nella frazione di Poggio non è facile andare avanti senza il sacerdote scomparso alla fine di gennaio  

5 MINUTI DI LETTURA





Il ricordo

stefano bramanti

È un mese che don Gianfranco Bersani ha chiuso gli occhi per sempre, ma è ancora molto presente. E lo sarà per sempre nei cuori e nella mente di tanti.

Se n’è andato il 28 gennaio scorso a 81 anni e si fa sentire il vuoto lasciato dal parroco di Poggio e Marciana. Ora la sua missione religiosa la prosegue il suo vice don Patrick. Necessario ricordare il prete umano, come è stato definito, che ha regalato all’isola 52 anni della sua vita. Sapeva stare con la gente per condividere tutto: in semplicità svolgeva la sua non facile missione e per il don tutto era bello e facile, sorrideva e ti abbracciava forte: «Avanti con la vita», diceva. Giusy e Raffaele, come lui lombardi, lo ricordano. «Ricordo le serate straordinariamente ricche di quel poco che si buttava sulla griglia e delle chiacchiere fra noi. Se è vero che il miracolo delle nozze di Cana non è altro che la capacità di dare sapore alla vita degli altri, mi chiedo quanti miracoli sei riuscito a fare in questi anni all’Elba. Offrivi sempre profondità di analisi e concetti espressi con semplicità e parole giuste. Un privilegio averti incontrato, aver goduto della tua amicizia».

Parole dette col cuore, espresse da Raffaele, marito di Clelia, la cugina del parroco di Poggio. Il sacerdote era nato a San Rocco al Porto nel milanese, nel 1940 e fu ordinato sacerdote a Livorno nel 1965. Dopo quattro anni fu nominato parroco di San Niccolò in Poggio, era il 1 luglio 1969. Fu anche Vicario Parrocchiale dal 1985, poi amministratore parrocchiale dal 1989 e infine parroco pure di Santa Caterina Vergine Maria in Marciana, dal marzo 1990 e curava anche San Cerbone verso La Zanca. Quindi 52 anni sui 56 di sacerdozio li ha dedicati all’Elba. Forse un record non cercato da don Gianfranco, detto semplicemente don Franco. Sa tanto di lui Giusy, sua compaesana, che ha trascorso gli ultimi due anni all’Elba per assisterlo. «L’ho conosciuto qui, 48 anni fa. Don, il sacerdote umano, così lo ha definito nell’omelia del rito funebre il vescovo Ciattini. Era “il prete di frontiera”, un’energia infinita e un abbraccio forte e protettivo, come quello di un padre verso i figli. Era un sacerdote che non giudicava mai e sapeva perdonare e ti chiedeva anche scusa. Ormai era sempre più preoccupato per la salute, ma non per se stesso, perché non riusciva più ad essere autonomo e attivo verso tutti. Era in pensiero per il futuro dei suoi parrocchiani e per il Santuario della Madonna del Monte. Don scendeva dal pulpito e ti faceva entrare nella sua vita. È stato per me un onore essere con lui nei momenti più bui. Mi ha insegnato a portare “la croce” che, per lui, era diventata troppo pesante, e l’ha condivisa con chi non ne ha avuto paura e con chi gli ha voluto veramente bene».

È stato il prete “operaio” commenta Giusy, volava in sella alla sua moto, spaccava la legna per il camino, zappava per piantare un nuovo albero. «E col trattore – prosegue la lombarda – andava su e giù per il Santuario, più volte al giorno. Il don era umano perché sapeva soffrire, essere fragile e riusciva a rimanere in equilibrio tra la spiritualità e il suo essere uomo. In passato ho trascorso diverso tempo all’Elba, lavorando nel turismo, poi ho voluto occuparmi di mia mamma anziana mancata nel 2018. Poi sono tornata all’isola nel 2019: avevo capito che don aveva bisogno: non stava bene. Avrebbe voluto rifare l’intervento chirurgico alla schiena che aveva subito e secondo lui non era riuscito bene. Desiderava andare ancora una volta al Santuario e a San Cerbone e ancora una volta in Brasile, dai suoi nipoti che gli mancavano. Mi diceva: sarai i miei occhi e sei la mia famiglia. Volevo portarlo al nostro paese per farlo curare seriamente, ma non c’è stato tempo: ci ha lasciato».

È stata vicina al don per 40 anni, anche la famiglia Bramè, del suo paese, Ernestino, Albina e Sonia, che hanno trascorso spesso le ferie all’Elba e così davano una mano. E non bisogna dimenticare il grande Marzio puginco, fedele autista, che accompagnava Franco ovunque: a celebrare la messa a Marciana o all’ospedale di Portoferraio per le visite mediche, oppure a fare spesa al supermercato. Altri aspetti della famiglia allargata del don.

L’impegno del parroco per il restauro totale del Santuario della Madonna del Monte, un tesoro architettonico e religioso che altrimenti sarebbe finito in malora, è stato notevole. Don creò nel 2011, d’intesa con Tony il farmacista di Marciana suo braccio destro, un comitato di aiuti per il santuario e chiese anche a Nello, Renato di dare una mano. Spuntarono così i 170 mila euro necessari a pagare tutti i lavori, grazie a generosi, tra cui non pochi stranieri. Un intervento straordinario e duro, durante il quale purtroppo perse la vita Filippo Francolini, in un incidente, mentre tornava a casa dall’aver lavorato al restauro. La Madonna del Monte rinacque e fu inaugurata con una messa, presente anche la Schola Cantorum. Senza dubbio chi raggiunge a piedi il Santuario percorrendo il ripido sentiero della via crucis, fino ai suoi 627 metri, sotto le pendici del monte Capanne, “troverà” il don. Pietre, querce secolari, panorami unici e gli affreschi della chiesa, compreso quello del celebre Sodoma, parlano di lui e di certo il suo spirito ogni tanto capita per controllare la situazione. Il Don sarà contento; di recente il Cai e altri volontari hanno sistemato tutta la parte esterna all’antica chiesa, rifacendo anche i tavoli in legno massiccio. «Ho passato 32 anni al suo fianco – conclude Tony Carli – Intenso e straordinario il suo impegno per la Madonna del Monte: in quel posto forse ritrovava le sue origini contadine e si sentiva più vicino al cielo». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web