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Gabbiani, come convivere Linee guida e meno disagi

Cecilia Cecchi
Gabbiani, come convivere Linee guida e meno disagi

A Piombino continuano a diminuire gli interventi sui giovani e sui nidiacei Michele Bacci (Wwf): «Negli anni si è notevolmente ridotta la nidificazione»

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Cecilia Cecchi

PIOMBINO. Gabbiani reali e aggressioni ai visitatori del cimitero nel 2005. Lavoro lungo di Comune e Wwf. Anno dopo anno i cittadini hanno seguito sempre di più le linee guida “strategiche” studiate dal Wwf nazionale.

Certo continuano ad “urlare” da soli o in stormo quando sono a caccia di nuovi spazi per il nido. Comunque disagi in diminuzione visto che il pronto soccorso animali selvatici viene mobilitato sempre meno sul fronte di questi pulli. Giovani che impiegano 40 giorni dalla schiusa per imparare a volare e tre anni prima di raggiungere la livrea d’adulto. «A parte i casi del 2005 e 2006 – ricorda Michele Bacci attivista Wwf che col vicepresidente Wwf Livorno Stefano Gualerci scrive non solo i resoconti di attività – al cimitero attacchi a persone non sono più accaduti. Ferno restando che l’effettiva pericolosità di un uccello che difende il nido è bassissima anche perché si tratta di un comportamento intimidatorio non di un vero attacco. Certo è che negli anni tanti comportamenti consigliati ai cittadini sono stati adottati, facendo sì che il numero dei gabbiani in città si sia ridotto naturalmente».

Che si può fare? «Rimuovere nidi dai tetti prima dell’inizio della nuova stagione riproduttiva – risponde Bacci –, utilizzando anche dissuasori non cruenti, che spingono semplicemente gli animali a rivolgersi altrove, come puntali, fili metallici, reti anti-intrusione. Indispensabile ricordare che solo nel caso in cui nel nido non siano già presenti uova o piccoli, ne è ammessa la rimozione. Aggiorniamo costantemente le linee guida per contenere i disagi secondo la normativa. Perché il gabbiano reale – aggiunge Michele Bacci – è una specie protetta per legge (157/1992) anche se risulta tra quelle più adattabili affrancandosi con facilità dal mare fino nell’entroterra, colonizzando discariche. E proprio queste indicazioni guida anti disagi le inviamo anche ai dirigenti delle scuole come agli amministratori di condominio».

«Non esiste un unico metodo efficace per poter ottenere successi, cioé ridurre il numero delle nidificazioni. Ci vogliono azioni coordinate proprio per ridurre i problemi di convivenza coi cittadini come l’imbrattamento di tetti, edifici, monumenti – sottolinea Michele Bacci –, disturbo e rumore anche nelle ore notturne, ostilità nei confronti degli intrusi, più la classica frequentazione della discarica».

Dieta onnivora: è uno “spazzino”. Preda gli altri animali, piccioni in testa ed i nidi degli altri uccelli. «Dunque evitare forniture di cibo – aggiunge Bacci –. Su questo aspetto è bene chiarire, a vantaggio di chi è particolarmente attento ai diritti degli animali, che evitare la fornitura di cibo non implica che tali animali muoiano per fame, ma semplicemente e naturalmente, li spinge sia a spostarsi in luoghi idonei, sia, soprattutto, a deporre durante l’anno un numero notevolmente più basso di uova. Non fornendo cibo a gabbiani, piccioni, tortore, si tende a riportare il loro numero totale verso una quantità corretta in base alle risorse naturalmente disponibili, come è auspicabile per un buon equilibrio ambientale. La somministrazione di cibo a specie selvatiche, quali sono i gabbiani e non solo, è vietata per legge. Fornendo cibo si ottengono risultati dannosi per gli animali. Troppo cibo significa spesso una qualità della vita scadente – sottolinea Bacci – per gli stessi gabbiani. I minori disagi però sono da mettere in relazione col minor numero di chiamate al soccorso fauna selvatica in estate, segno di meno pulli che nascono in città da recuperare. Dunque gli interventi che sono stati fatti hanno ridotto effettivamente la nidificazione facendo diminuire in contemporanea le situazioni a rischio. Insomma niente pulli caduti sui terrazzi e nei cortili».

«Bene segnalare – conclude Bacci: – che nel caso di situazioni più critiche, cioè presenza dei piccoli presso i nidi, a coloro che devono accedere ai tetti tipo muratori o installatori di antenne, basterà indossare un caschetto di protezione». Considerando che pure le aquile rischiano per dimensioni, tra gabbiano e uomo si sa chi vince facile. Siamo nei tempi consentiti: intervenire ora sui tetti per contenere i disagi. –

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