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La maggioranza ora alza il tiro: la direttrice Casani si deve dimettere
Piombino, Coppola presenta una mozione a nome di liste e partiti che sostengono Ferrari: «Solo disagi per i piombinesi»
PIOMBINO. Al sedicesimo giorno del presidio a Villamarina per protesta contro la perdita di servizi sanitari, simbolizzata efficacemente dalla chiusura del punto nascita, i gruppi di maggioranza, per bocca del portavoce Luigi Coppola, mettono nero su bianco in una conferenza stampa davanti all’ingresso dell’ospedale la loro dichiarazione di guerra all’Asl: chiedono (lo faranno formalmente con una mozione nel prossimo consiglio comunale) le dimissioni di Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’Asl Toscana nord ovest.
Nel dettaglio i gruppi della maggioranza che sostiene il sindaco Francesco Ferrari, ritengono «offensive per la comunità della Val di Cornia le affermazioni della dottoressa Casani sulla stampa, sulla qualità degli ultimi interventi sull’ospedale di Villamarina, che a suo dire hanno migliorato funzionalità e servizi».
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Ecco, il problema per Coppola e soci è che «al contrario è evidente l’aumento del disagio per pazienti che quotidianamente devono essere trasportati per consulenze mediche dall’ospedale di Villamarina in lungo e largo per la provincia di Livorno».
Così, viene considerato legittimo «lo scetticismo generale su potenziali interventi promessi nell’ambito sanitario della Val di Cornia, senza dimenticare che oramai da troppi anni vengono disattese le promesse che i vari direttori generali hanno avanzato».
Così la maggioranza ricorda a Casani «che da Piombino per raggiungere i presidi di Livorno e di Pisa serve più del doppio del tempo rispetto a Cecina».
Il punto nascita è il simbolo della protesta davanti a Villamarina e per Coppola «non è vero che il problema sono la soglia base di 500 nascite del decreto Balduzzi, perché in giro ci sono molte deroghe, ma piuttosto gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Al punto nascita di Villamarina, invece, ciclicamente oltre alla mancanza di ginecologi, oggi ve ne sono solo due operativi, sono venuti a mancare tutti i livelli adeguati di assistenza nell’ambito ostetrico, neonatologico e pediatrico nell’arco delle 24 ore. Questi – secondo Coppola – sono i requisiti principali che avrebbero potuto comportare una deroga. Tutto ciò nel tempo ha aperto la strada verso l’emigrazione delle donne in gravidanza della Val di Cornia verso l’ospedale di Cecina, riducendo ciclicamente il numero dei parti a Piombino, sancendo un percorso annunciato di definitiva chiusura».
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Non manca però la citazione di altri problemi dell’ospedale piombinese, come «la carenza di ortopedici, il ridimensionamento dell’urologia, lo smantellamento della cardiologia, la mancanza oggettiva di medici in tutti i reparti, radiologi e anestesisti in primis, con effetti dannosi sia sulle attività di reparto e chirurgica che sulle lunghissime liste di attesa».
A questo si aggiunge «il netto ridimensionamento dell’attività chirurgico-ginecologica e pediatrica, con la quasi totale smobilitazione dell’area materno infantile. Di fatto, uno smantellamento annunciato, e le promesse dei vertici dell’azienda sanitaria Toscana Nord Ovest oramai evidentemente disattese».
Il sindaco Ferrari dal canto suo ha ricordato «le tante iniziative spontanee dei cittadini per difendere il proprio ospedale, tra cui quella dei fiocchi rosa e azzurri appesi davanti a case e negozi che ricordano i nomi di bimbi nati a Piombino».
Ferrari ha ribadito di «aver chiamato invano decine di volte la segreteria dell’assessore regionale alla sanità Simone Bezzini. Lui non risponde e noi andiamo avanti col presidio. Se pensiamo di andare a protestare a Firenze? Vedremo, certo continueremo con le iniziative, una potrebbe essere una petizione con le firme di migliaia di cittadini». –
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