Il Tirreno

Un laboratorio di sartoria e un negozio per aiutare donne che sono in difficoltà

Valeria Parrini
Un laboratorio di sartoria e un negozio per aiutare donne che sono in difficoltà

Due progetti della Fraternità Parole e Vita. Associazione di promozione sociale d’ispirazione cristiana

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PIOMBINO. E’ tornato a pochi passi da dove era nato. Il laboratorio sociale di sartoria si é appena trasferito al 69 di via Pisacane. Appena dietro l’angolo con via Giusti. Accanto alla sua prima sede, trasformata in negozio di prodotti sfusi. La Capulana. Due progetti della Fraternità Parole e Vita. Associazione di promozione sociale d’ispirazione cristiana. Autonoma.

Spazio ampio, macchine da cucire. Stoffe coloratissime. Sei donne prevalentemente immigrate, sono al lavoro insieme alla presidente, Desi Giannoni, e alla figlia Giulia Ceccarelli, la vulcanica ideatrice del laboratorio e di altri progetti innovativi. Che provano a coniugare il rispetto delle persone con il rispetto per l’ambiente.

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In un angolo, da una carrozzina spunta Giulia Fatoudemba. Non ha ancora 5 mesi. Dorme. È stupenda, l’ultima nata nella casa d’accoglienza dove approdano donne in difficoltà, gestanti o con minori. Adesso sono 6, i bimbi sono 10 mettendo nel conto Ismaele, Zoe e Isacco, i figli di Giulia e del marito, Fabio Cento.

Donne prevalentemente africane, con alle spalle difficoltà pesanti. Arrivano alla casa d’accoglienza non solo dalla Toscana. E sempre con provvedimenti d’urgenza. Anche nel giro di un paio d’ore dalla comunicazione delle autorità raggiungono Piombino. Dove trovano protezione grazie al contributo della Società della salute e alle attività che si ingegnano a mettere in campo alla Fraternità Parole e Vita.

Il laboratorio di sartoria è uno degli strumenti che colgono più obiettivi. «Intanto - spiega Cento - è un luogo d’incontro in cui sentirsi utili e contemporaneamente un’occasione formativa che aiuta a migliorare la propria condizione. Naturalmente non é da sottovalutare il sostegno economico che ne deriva perché ci permette di andare avanti insieme alle altre iniziative che gestiamo».

Le stoffe usate sono quelle dai colori e dalle trame tipicamente africani. Le producono generalmente in Nord Europa, soprattutto in Olanda, e vengono scelte tra gli scatti fotografici che arrivano da piccoli negozi gestiti da immigrati, soprattutto a Londra. Pochi gli acquisti diretti. Qualcosa ogni tanto dal Mozambico, la terra in cui la famiglia Ceccarelli ha vissuto alcuni anni da missionaria e dove Giulia é tornata con Fabio e Ismaele. Piccolissimo e biondo. L’unico biondo nella provincia rurale di Maputo. Il primo negozietto a 40 chilometri di auto. «Il primo laboratorio, di fatto, é nato lì. Eravamo invitati a un matrimonio e io - ricorda Giulia – mi ero fatta un abito che piacque molto. Le suore ci prestarono la prima macchina da cucire e cominciammo a produrre vestiti che mandavamo anche a Piombino».

Dopo qualche anno, l’idea é riaffiorata e dal 2014 ha preso forma. Ma niente abiti. Qua nascono soprattutto accessori. In particolare per bambini, come il babywearing, che favorisce il contatto tra madre e bambino. Un supporto strutturato e sicuro con stoffa e cinture, che sta riscuotendo un successo crescente. Insieme ad altri prodotti in vendita alla Capulana come i pannolini lavabili, i biberon adattabili all’età che cresce per essere usati come borraccia, giochi montessoriani e piatti per la pappa in bioplastica possono finire in una lista di nascita.

Perché sullo sfondo resta anche un altro obiettivo: l’educazione a nuovi stili di vita. —

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