Il Tirreno

verso nuove restrizioni  

San Valentino, beffa arancione ai ristoratori «Boom di prenotazioni, ci lascino lavorare»

Francesca Lenzi
San Valentino, beffa arancione ai ristoratori «Boom di prenotazioni, ci lascino lavorare»

I titolari attendono la decisione del governo ma danno per scontato lo stop: almeno che si chiuda da lunedì

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Francesca Lenzi

PIOMBINO. Arriva come un fulmine a ciel sereno il probabile ritorno in zona arancione della Toscana. Che è ben diverso dal colpo di fulmine che caratterizza la festa degli innamorati. Per una bizzarra coincidenza il ritorno a maggiori restrizioni dovrebbe sovrapporsi proprio a San Valentino. Anzi, no. Lo anticiperebbe di un nulla. Di solito i cambi di colore in questa pandemia entrano in vigore alla mezzanotte fra il sabato e la domenica. Se dovesse venir confermato il trend, l’arancione arriverebbe giusto per stoppare i pranzi del 14 febbraio, e riportare l’attività dei ristoratori al solo asporto e domicilio. Non è ancora detto.

Il cambio cromatico non è per ora ufficiale e, comunque, il governo potrebbe anche concedere la domenica e far partire la zona arancione dal giorno successivo. La cabina di regia si riunirà venerdì. «Non sarà ancora ufficiale, ma è come se lo fosse – le parole di Sandro Cioni dell’osteria Al Bucogiusto – Speriamo che almeno si passi in arancione da lunedì e non da domenica. Per San Valentino ho il locale tutto prenotato. Boh, non so più che dire. Siamo talmente fuori di cervello che facciamo solo pranzi e siamo pure contenti, e pensare a quanto abbiamo perso senza il turno serale. Però ci accontentiamo del pochino. Ora, però, ci tolgono anche quello e a questo giro si rischia grosso. Economicamente la situazione è grave. D’altra parte i contagi sono tanti, molte persone le conosco pure e da una parte è anche giusto chiudere per affrontare una stagione estiva tranquilla. Resta il fatto che siamo confusi, non sappiamo a cosa andremo incontro. Non penso, comunque, che i pranzi fatti in sicurezza come stiamo facendo contribuiscano all’aumento dei contagi. Ci sono altre situazioni che incidono, come la scuola».

«La zona arancione? Non è certa ma se ne sta parlando come se lo fosse già – afferma Carlo Muti dell’Osteria – E pare, purtroppo, che parta da domenica e questo ci taglia le gambe. Sono pieno di prenotazioni per San Valentino. Ho due turni. E so che anche i miei colleghi sono pieni. Pensavamo almeno con il 14 di avere una minima boccata d’ossigeno. Fra l’altro insieme alla Taverna dei Boncompagni, al Mezzo km e a Tua Rita abbiamo in programma per sabato sera una degustazione da asporto. Almeno quella la faremo, e speriamo che aderisca più gente possibile proprio in virtù del passaggio in zona arancione. Certo non è la stessa cosa. La presenza del cliente, il contatto, è altra roba. Sono fra l’amareggiato, l’arrabbiato e il deluso. È una legnata, sul serio. Avevamo visto una simil ripartenza e ora ci richiudono e chissà per quanto. Continueremo il domicilio, ma andrà meno perché la gente ha la testa diversa rispetto alla prima chiusura. Però, noi lo faremo, per campare».

«Anche io, come gli altri, sarei pieno zipillo per San Valentino – spiega Davide Govi della Rocchetta – Tuttora le gente telefona per prenotare. È paradossale. Finora, con i pranzi, andava bene. Non facendo il turno serale, le persone si riversano sul pranzo e lavoravamo bene. Se si torna in arancione, risiamo daccapo. Il problema è che io ho 70 coperti prenotati, il numero massimo che posso ospitare nel locale, e non so quando scatterà l’arancione. Come faccio a ordinare la roba? Poi la butto? Che almeno ci venga concesso di lavorare domenica. D’altra parte siamo dietro ai dati, quindi bisogna star zitti e accettare un’eventuale nuova chiusura. Pensavamo, però, di essere tornati a una pseudo-normalità con i vaccini, e invece pare una storia infinita tra varianti e quant’altro. Ecco, mi fa terrore l’idea che non finisca mai».

«Io la soluzione ce l’ho: fare più controlli – sostiene Simone Salerno della Taverna dei Boncompagni – Mettete l’esercito per le strade, fateci lavorare con un terzo dei clienti, andrebbe bene anche così. Le attività in regola stanno aperte, chi rispetta il protocollo lavora. Ma così come si fa ad andare avanti, a organizzarci? Per San Valentino sono pieno da 15 giorni, su due turni. Come faccio con la materia prima? Ho ordinato 10 chili di scampi e gamberi rossi. E ora la zona arancione? E per quanto?».

«Per San Valentino anche noi siamo pieni – dice Virginia Demi della Dispensa Desideri a Populonia – Qualcuno lo abbiamo già dirottato sul sabato, ma tanti lavorano e verrebbero a pranzo la domenica. Nelle ultime settimane abbiamo lavorato. Certo, non navigando nell’oro, sia chiaro, ma comunque bene, con le distanze e impostando su orari diversi. Per San Valentino abbiamo il menu ma io non so come fare la spesa. Se per sabato e domenica, se solo per sabato, oppure nulla. Capisco la situazione, ma dovrebbero valutare posto per posto, comprese le zone a basso impatto. Resta il male minore, che ci consentano di lavorare domenica, chiudendo da lunedì. Perché così c’ammazzano».

«Non so nemmeno cosa dire – chiude Patrizia Mondanelli del Volturno – Che almeno ci concedano la domenica e si vada in zona arancione da lunedì. Spero che chi decide abbia almeno questo senso di pietà. Anche perché le spese continuano a esserci, il 15 va pagata l’Inps e qui è una tragedia. E il bello è che ancora non c’è nulla di ufficiale, ce lo dicono sempre all’ultimo e diventa un problema organizzarsi. Per San Valentino avrei il locale pieno e qualcuno ha addirittura prenotato i tavoli fuori nonostante le previsioni diano freddissimo. No via, non ci siamo per nulla». —

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