Quei 534 ettari acquistati all’asta per 23,5 milioni
Si deve tornare indietro di vent’anni per capire le volumetrie in gioco nella Tenuta di Rimigliano. Nel regolamento urbanistico del 2000 era possibile realizzare all’interno di quei 540 ettari 30.500 metri quadrati. Nel 2003 la Parmalat fallisce, e alla successiva asta immobiliare la spunta la cordata facente capo a Maurizio Berrighi, vicepresidente e azionista del Gruppo Sae, editore del Tirreno, Gioia Marchi Falck, Antonio Pecci, Piero Antinori – ai quali si sono aggiunti in seguito Gaddo della Gherardesca e Ferruccio Ferragamo –, che batte la società Lazzi e si aggiudica la prestigiosa proprietà per 23,5 milioni di euro, accollandosi sette milioni di debiti Parmalat. Al vertice della Rimigliano Srl in veste di amministratore unico c’è l’imprenditore tessile Alberto Pecci. Nei mesi scorsi c’è stato un cambio. Il riassetto, in ottica di semplificazione, ha portato alla scelta di nominare un amministratore unico a cui sono affidate le deleghe che in precedenza ripartire tra l’amministratore delegato Berrighi e il presidente della Gherardesca. L’altra novità è l’azzeramento dell’indebitamento bancario a fronte di un’operazione congelata da vent’anni. —
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