Gioco
«Siamo pieni di veleni Oltre all’amianto c’è molto di più»
bonifiche
L’articolo recentemente comparso sul Tirreno «è il risultato di una attenta ricostruzione dello stato delle bonifiche nel nostro territorio. Dice in modo chiaro ciò che noi andiamo denunciando da anni: nell’esteso Sin di Piombino, nessun intervento di bonifica e risanamento ambientale è stato attuato, nemmeno quelli affidati al comune di Piombino con risorse finanziarie già disponibili». Lo dice l’assessore all’ambiente Bezzini.
« Anzi, non tutte le aree demaniali del vecchio stabilimento sono passate al nuovo acquirente: la ex sotto sequestro, sede di quella bomba ecologica, è rimasta in carico allo Stato e affidata alle risorse pubbliche. Un dato emerge chiaro da questo articolo: già nel 1994 Arpat segnalava «un rialzo di circa 7 metri dal piano di campagna dovuto agli scarti che venivano ammassati od addirittura sotterrati».
Bezzini attacca le precedenti amministrazioni: «Chi ha amministrato la città in questi 24 anni, possibile non si sia mai accorto di niente? Ora che la città è insorta legittimamente - prosegue - contro quella montagna maleodorante di rifiuti speciali, intendono minimizzarne l’impatto a fronte della minaccia silenziosa di questa distesa di sostanze inodori, ma letali. Noi diciamo invece che, oltre all’amianto, all’arsenico, cromo, vanadio, piombo, mercurio, rame ed Ipa, tutti inquinanti prodotti dalla attività siderurgica locale, le loro sciagurate politiche hanno portato nel nostro Sin anche una mole aggiuntiva di rifiuti prodotti da altri, pensando bene di privatizzare l’unica azienda che potenzialmente poteva avere un ruolo strategico».
«Oltre alle numerose sostanze citate, temiamo che possa anche aggiungersi - prosegue l’assessore all’Ambiente del Comune di Piombino - il cloruro di Vinile, il più pericoloso solvente cancerogeno volatile conosciuto e che può essere inavvertitamente respirato perché inodore, che come ormai documenta un’ampia letteratura, si forma all’interno di discariche per rifiuti speciali».
Per la bonifica della falda, non quella che riguarda l’uso civile dell’acqua, ovviamente, «siamo ancora in attesa di una definizione: la sola cosa che sappiamo con certezza è che la cifra residua dei 50 milioni non sarà assolutamente sufficiente per la rimozione dei cumuli sovrastanti». —
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