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Due firme piombinesi nel libro sulla Shoah

Valeria Parrini
Due firme piombinesi nel libro sulla Shoah

Ricotti e Riccucci presentano l’opera a San Rossore dove oggi Liliana Segre riceve la laurea honoris causa

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Valeria Parrini

piombino. L’ambiente è lo stesso. A San Rossore laddove, il 5 settembre del 1938, Vittorio Emanuele terzo firmò la prima legge razziale. Quella che cacciava studenti e docenti ebrei dalle scuole e dagli atenei del Paese. Adesso il complesso nella tenuta presidenziale si chiama Polo della memoria San Rossore 1938.

Oggi alle 11, dall’auditorium, inizierà il collegamento con la senatrice Liliana Segre a cui l’università di Pisa conferirà la laurea honoris causa in Scienze della pace. (http://call.unipi.it/cerimonia2febbraio).

La giornata é inserita in un ciclo dedicato alla Giornata della Memoria 2021 promossa dall’ateneo con la collaborazione del Centro interdisciplinare di Scienze per la pace e del Centro interdipartimentale di studi ebraici “Michele Luzzati”.

Nella stessa occasione verrà presentato il libro “Il dovere della parola. La Shoah nelle testimonianze di Liliana Segre e di Goti Herskovitz Bauer realizzato per Pacini editore con risorse di Fondazione Livorno, da Marina Riccucci e Laura Ricotti. Entrambe piombinesi.

Docente di letteratura italiana all’università di Pisa, Riccucci dirige e coordina il progetto Voci dall’inferno. Ha lo scopo di creare un database digitale delle testimonianze non letterarie dei sopravvissuti ai lager nazisti e di censire la presenza, all’interno di quelle testimonianze, del lessico dantesco.

Docente di lettere classiche, Ricotti attualmente insegna italiano e latino al liceo Carducci di Pisa. Negli anni ha progettato diverse iniziative formative coinvolgendo un numero importante di studenti.

Alla base dell’opera, il doppio denominatore che accomuna le vite delle due protagoniste: Auschwitz, dove Goti e Liliana vengono deportate nel 1944 rispettivamente a 19 e 13 anni, e la volontà d trasformare, da sopravvissute, la parola in un dovere da rendere alla verità e alla giustizia.

Operare, insomma, contro ogni negaziosnismo, contro ogni tentativo di relativizzare e minimizzare, contro ogni banalizzazione. Le parole di Goti Bauer conducono a tante storie altrui. Quelle di Liliana Segre dentro l’universo del lager sulla scorta dell’inferno dantesco.

«Insieme, - sottolineano le autrici - formano un’unica voce che svela l’orrore indicibile, proponendosi di abbattere il muro dell’indifferenza».

Indifferenza, come matrice dell’odio che avanza. Termine che campeggia sul muro nell’atrio del Memoriale della Shoah a Milano, accanto al binario 21 da dove é partito il treno che ha portato Liliana, il suo papà e tanti altri ad Auschwityz.

Anna Segre nella prefazione, parla di «un millimetrico cammino fatto di parole che sono 75 anni che mormorano dai testi, che porta non sappiamo dove, ma ci dobbiamo andare, altrimenti saremmo disoneste, poiché ogni cognizione collegata a questa storia chiede pazienza, tempo, contenimento di emozioni intollerabili. Prima fra tutte la colpa di approssimare». Il volume trova un complemento essenziale nelle videointerviste montate da Marco Vissani, e sarà presentato anche a Piombino. —

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