Il Tirreno

Un’enorme discarica abusiva sulla Grande Traversata elbana

Un’enorme discarica abusiva sulla Grande Traversata elbana

Le associazioni chiedono un intervento di bonifica urgente alle istituzioni: «Una situazione indecente e non degna di un’isola civile che vive di turismo»

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PORTOFERRAIO. In questi giorni stanno arrivando alle associazioni ambientaliste sempre più segnalazioni su discariche grandi e piccole, vecchie, nuove e rimpinguate lungo la Grande traversata elbana (Gte). La Gte è un itinerario naturale che attraversa l’isola da Est ad Ovest, spesso con passaggi in punti elevati che lasciano scoprire paesaggi mozzafiato e ambienti naturali, che si avvicendano nel percorso, sorprendenti per la loro diversità. «Nonostante il valore ambientale, culturale e turistico – attaccano da Legambiente, Cai e Italia Nostra – di questo itinerario la Gte è offesa, nel suo tracciato, dalla presenza di discariche abusive di rifiuti di ogni specie».

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In particolare, il tratto tra Colle Reciso, Le Picchiaie e il Buraccio, ai confini tra i comuni di Portoferraio, Capoliveri e Porto Azzurro, è ormai diventato una lunga e lineare discarica abusiva di materiali edili, ingombranti, plastiche di ogni tipo, copertoni di auto e camion, amianto, rottami di ferro, elettrodomestici, materassi e altri materiali pericolosi. Praticamente tutte le tipologie di materiali che non servono più nella vita quotidiana, sempre di più finiscono la loro vita in questi luoghi.

«Una situazione vergognosa, indecente – spiegano le associazioni – non degna di un’isola civile che vive di turismo, ma che, nonostante le continue denunce delle associazioni, degli escursionisti e dei cittadini, delle iniziative e degli interventi sporadici di intervento, sembra essere divenuta una normale continuità ambientale degradata. Eppure la Gte viene presentata e “venduta” per quel che in realtà dovrebbe e potrebbe essere: uno dei cammini e dei percorsi trekking e per buona parte ciclabili più belli d’Italia. Invece, questa risorsa inestimabile è stata trasformata in un disastro ambientale le cui cause sono da ricercarsi principalmente nell’inciviltà e nella miopia di chi pensa di migliorare il proprio business (artigiani e imprenditori ma anche cittadini) scaricando nel primo bosco i residui delle lavorazioni, i resti delle proprie attività, alleggerendosi le tasche da quello che costa un eventuale e corretto smaltimento e nello stesso tempo e secondo il loro punto di vista, semplificandosi la vita perché non devono andare ad un isola ecologica rispettando i tempi e i modi per smaltire i rifiuti».

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Secondo Legambiente, Cai e Italia Nostra non è meno rilevante anche l’inerzia delle amministrazioni locali, «che non si attivano per monitorare almeno i siti più esposti e nei punti panoramici, magari con l’installazione di telecamere, e non applicano un sistema sanzionatorio così come avviene negli altri paesi europei – dicono gli ambientalisti – Né sembra esistere un’attività di monitoraggio continuo e repressione che faccia da deterrente a certi incivili comportamenti».

Le associazioni chiedono un’imponente attività di ripristino ambientale che sia il risultato di accordi tra amministrazioni comunali, ente Parco e la Gestione associata del turismo, affinché anche in base alla previsione normativa, parte delle risorse derivanti dal contributo di sbarco, siano destinate a finanziare i costi delle bonifica.

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«Chiediamo con forza alle istituzioni interessate – concludono Legambiente, Cai e Italia Nostra – di avviare questo progetto non più rinviabile e senza il quale diventa davvero difficile parlare di green economy e di un futuro sostenibile per l’Elba: non possiamo propagandare un’isola verde e pulita se la Gte è disseminata di discariche. Sarebbe semplicemente una bugia, come può con facilità scoprire chi decide di percorrere la Gte, per trekking, escursionismo, ciclismo». —

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