Toscana
Tampone negativo per Chiara Marotti «Un mese duro, ne esco diversa»
L’assessora alla pubblica istruzione è guarita dal Covid «Grazie di cuore a chi in questi giorni mi è stato vicino»
PORTOFERRAIO. È finalmente negativo il tampone di Chiara Marotti, insegnante ed assessora del Comune di Portoferraio che ha affidato ad un post sui social la notizia che finalmente le permette di tornare nella comunità dopo un mese di isolamento dopo la scoperta della positività al Covid 19. «Dopo un mese lontano da tutti – scrive – dopo giorni di paura ed incertezza».
Un mese di isolamento è stato duro e Chiara non si sente più la stessa di quando tutto è iniziato. «La solitudine – scrive – era qualcosa da cui, se potevo, scappavo. Ma in questi lunghi giorni ho capito che dovevamo essere alleate, complici, per superare la tristezza di alcuni momenti». E in queste settimane ci sono state la gentilezza e la vicinanza della gente, amici e conoscenti che messaggiavano e telefonavano.
«Spalancavo le finestre – ricorda – quando qualche vocina mi chiamava dal parcheggio. Il cuore impazziva e le lacrime sgorgavano». E poi messaggi del buongiorno di chi condivideva la reclusione con lei.
«Ho scoperto che l’alleanza e la vicinanza, seppure virtuale, ci hanno permesso di rendere speciale questa situazione irreale – commenta – è ad ognuno di loro che dico grazie, per aver infuso coraggio nei momenti di sconforto. Mi auguro che presto, per loro, tutto questo finisca e possa essere solo un ricordo». Il riferimento dell’assessora Marotti è soprattutto al sindaco Angelo Zini e all’assessora Nadia Mazzei.
Per fortuna Chiara non ha avuto complicazioni con il virus. Ci sono stati giorni più faticosi ma senza la necessità di misure estreme. Ne è uscita vittoriosa ma riflette sui «comportamenti poco adeguati» che appaiono in tv e sui social. «Probabilmente – dice – non abbiamo ancora ben chiaro che cosa ci sia in giro e la sensazione di superiorità o invincibilità sembra prevalere anche sul buon senso. La prima notte – ricorda – tra febbre alta, dolori e forte tosse, ho avuto paura. A casa da sola, con il terrore di non riuscire neppure a chiamare aiuto. Ecco, pensiamoci, quando crediamo di non poter fare a meno di cose superflue, necessarie solo perché vietate. Mi definisco un animale sociale immerso nelle relazioni con l’inclinazione al contatto fisico, possibilmente, che sprigionano energia e beneficio. Non abbracciare la mia mamma per trenta giorni, vederla a distanza, non poter essere consolata dalle sue carezze. A questo si dovrebbe pensare quando le regole ci stanno strette. Non auguro a nessuno questa situazione – termina – spero che con il vaccino si possa presto arrivare a debellare questo virus nel frattempo, a noi, il compito di essere migliori e responsabili! Virtualmente un grande abbraccio a tutti voi, che avete accompagnato ogni attimo di questa “avventura”; a chi ancora c’è dentro, auguro la forza ed il coraggio per combattere la stanchezza e la malinconia. Per chi si ritiene “leone da tastiera” saccente di decisioni e fomentatore di giudizi, suggerisco un corso di empatia (non costa nulla)». —
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