Sicurezza
«Poche le risorse stanziate per le attività produttive»
piombino. «Il Comune di Rimini per il sostegno al commercio e alle attività produttive ha stanziato 600mila euro complessivi, spalmati regolarmente su tre anni, 200mila euro per ogni annualità per sostenere il settore commerciale e produttivo». Parte da questo dato il portavoce di Ascolta Piombino Riccardo Gelichi per misurare l’azione dell’amministrazione comunale guidata da Francesco Ferrari.
«Piombino ne ha spesi solo 400mila in un anno per eventi e associazioni varie – prosegue –. Rimini invece stanzia risorse per la valorizzazione del centro storico e dei borghi, per la promozione dello sviluppo occupazionale e dell’imprenditoria giovanile. Per il contenimento dei canoni di affitto di locali a destinazione commerciale o produttiva e la riattivazione temporanea d’immobili non occupati da imprese attive. Cento, 35mila abitanti, ha approvato l’erogazione di contributi a fondo perduto una tantum per una somma complessiva di 350mila euro per le imprese commerciali e di servizio a seguito dell’emergenza Covid-19». Tra gli esempi citati da Gelichi anche un comune piccolo: «Montechiarugolo, 11mila abitanti nel parmense, dopo aver ridotto Tosap e Cosap, stanzia 80mila euro in due bandi per un contributo a fondo perduto a copertura parziale dei costi che le imprese devono sostenere per riprendere le attività in sicurezza. Ci sono ancora molti esempi di comuni che hanno lavorato fattivamente per sostenere le piccole imprese locali e per farne nascere di nuove». E sottolinea: «Questa è una politica attiva e lungimirante vicino alle persone. A Piombino dedichiamo i capitoli di bilancio a ben altre politiche, forse qualche capitolo in più per l’attività produttive ci vorrebbe, a sostegno delle imprese e del lavoro. Invece, assistiamo a un’amministrazione che con un solidarismo presenzialista riesce solo ad assistere i flash mob». Il riferimento è all’iniziativa della sera del 15 gennaio quando molti ristoratori piombinesi hanno tenuto le luci accese e tavoli apparecchiati nei loro locali, senza clienti, per dare visibilità al loro disagio a seguito dei provvedimenti governativi di contrasto della pandemia da Covid-19.
«Quella di piombino è una politica indefinibile – conclude Gelichi –, sicuramente non riformista, non liberale ed è ormai evidente che quest’amministrazione si regge solo sulla comunicazione, dedicandosi più ad apparire ed esprimere opinioni che a governare». —
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