Il Tirreno

«Questo periodo è straordinario, possiamo disegnare il futuro»

Fondazione Exodus onlus

Exodus accoglie ragazzi che vogliono ricostruire la propria vita «Servono comportamenti nuovi per creare un domani diverso» 

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La lettera

Contrariamente a quanto molti pensano e nel pieno rispetto per le persone che direttamente sono state colpite dalla “brutta bestia”, questo momento storico è straordinario in tutti i sensi, ci costringe a fare delle riflessioni che non eravamo abituati a fare. Prima fra tutte: a quale normalità ci si auspica ritornare.

Il “nemico invisibile” pensavamo facesse parte della fantascienza, subirlo nella prima fase dello smarrimento ed oggi affrontarlo, ci ha reso tutti più o meno coscienti che dobbiamo iniziare a “disegnare” un percorso, teso ad educarci proteggerci con comportamenti nuovi per costruire un domani più attento alla prevenzione. Inutile negarlo, il distanziamento sociale, sembra un paradosso, è stare più vicino all’altro, la mascherina ci copre parte del volto, ci protegge, è soprattutto attenzione verso la persona che incontriamo e che non conosciamo, evitare gli assembramenti, oltre all’intento di “prevenire” ci aiuta a ritrovare una dimensione più autonoma e più vera.

Potremmo continuare a lungo nell’elencare gli atteggiamenti che noi tutti siamo chiamati a tenere. Vicino, proteggere, rispetto, stare insieme, relazionarsi, volersi bene, soffrire tutti per il bene degli altri, ci riporta alle dinamiche che oggi noi, educatori e giovani ospiti, viviamo nella struttura di accoglienza della Fondazione Exodus, di don Antonio Mazzi. Nella nostra realtà, di questi tempi assai privilegiata, da sempre cerchiamo di mettere in pratica questi atteggiamenti. La comunità accoglie, in una sorta di adozione temporanea, questi figli in cerca di riferimenti, di valori, di principi universali che una società “leggermente distratta” è riuscita a stravolgere, travisando scientificamente la definizione di democrazia. Nei momenti della condivisione, la voglia di raccontare il proprio vissuto, trapassa ogni timidezza, si sconfina nell’intimo mai svelato, per liberarsi di mostri che hanno origine in una società malata dove impera l’io e non il noi. Tutto si trasforma in passione e sentimento che “incontra”, ma anche rabbia verso gli atteggiamenti di molti uomini che, nel provocare sofferenze, ripongono lo scopo dell’esistere. Figli quindi che vivono con profonda intensità quel lavoro di ricostruzione del proprio essere, frutto di una scelta drastica ed epocale nel lottare per uscire da quelle più diverse dipendenze, che una società malata “descrive” come luoghi comuni, che falsamente da un lato crea dipendenze e dall’altro mette in atto politiche di recupero. Dopo la “temporaneità” della permanenza in comunità questi stessi figli presenteranno il conto chiedendosi se anche il fuori si è dato nuove regole di convivenza, allora dovremo trovarci pronti ad affrontare questa sfida.

Noi educatori cerchiamo di fare la nostra parte, senza di voi, genitori e amici, non avremo fatto altro che metà del cammino. E allora cerchiamo si fare tesoro di questo periodo straordinario, facciamo in modo che nessuno figlio nel domani debba “perdere” un nonno anzitempo, cerchiamo tutti insieme di comprendere davvero che l’altro sono io. —

Fondazione Exodus onlus



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di Redazione web