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«Altre zone di tutela a mare sul modello dello Scoglietto»

«Altre zone di tutela a mare sul modello dello Scoglietto»

La Fondazione Elba è contraria a un’area marina protetta generica «Prima si effettuino studi e monitoraggi, poi si scelgano dei luoghi circoscritti»

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PORTOFERRAIO. No a un’area marina protetta e «calata dall’alto». Sì, invece, ad aree di tutela biologica mirate, seguendo l’esempio “vivente” dello Scoglietto. Si riassume in questo modo la posizione della Fondazione Isola d’Elba, rappresentata nella sua commissione ambiente dal campione di pesca in apnea e documentarista giornalista Carlo Gasparri e dal biologo marino Francesco Moretti. L’ente ha preso a cuore il dibattito in corso sulla tutela della fascia costiera sommersa dell’Elba e, in particolare, sulla possibile istituzione di un’area marina protetta dell’Arcipelago toscano. Ebbene, la Fondazione concorda sulla necessità di trovare nuovi strumenti di tutela, ma non è convinta dall’ipotesi da una Amp a largo raggio.

«Una valida gestione della fascia costiera sommersa non può vedere disgiunti gli aspetti naturalistici da quelli socio-economici – spiegano Gasparri e Moretti – Si tratta quindi di trovare le strategie di gestione ottimali che ottemperino le esigenze di sviluppo economico con il massimo di salvaguardia dell’ambiente naturale». A tal fine, secondo la Fondazione, qualsiasi decisione deve seguire a degli studi puntuali, a partire da studi di base «in cui si cerca di definire lo stato presente di una comunità biologica, dell’ambiente di entrambi», agli z studi di impatto tesi a valutare se un impatto induce cambiamenti in una comunità biologica», fino ad ulteriori «studi di monitoraggio, che vengono condotti per valutare i cambiamenti dello stato attuale di un ecosistema».

In questo contesto la commissione natura e ambiente della Fondazione Isola d’Elba conta di lanciare il progetto “Una lente sul mare”: «Vogliamo mantenere vivi questi contenuti pratici al fine di realizzare altre aree di tutela biologica, mirate, attrezzate e fruibili sul tipo “Scoglietto”, da realizzare dopo un accurato monitoraggio ambientale – spiegano – L’analisi della situazione ambientale è necessaria per descrivere l’ambiente naturale e quindi individuare gli elementi di importanza scientifica ed ecologica indispensabili per informare la fase progettuale».

Per la Fondazione è evidente che una attività importante da regolamentare nell’istituzione delle Amp è la pesca «ma questo non giustifica la blindatura dell’isola d’Elba – sostengono Gasparri e Moretti – è necessario, al contrario, creare delle aree biologicamente protette, luoghi circoscritti dove ogni tipo di pesca è vietato e dove è vietato anche il prelievo, l’asporto, il consumo di qualsiasi materiale e forme di vita. Un laboratorio protetto, altamente controllato, aperto però a tutte le forme di fruizione: dalla balneazione allo snorkeling, all’immersione subacquea in apnea e con il respiratore. Questi paradisi marini sono realizzabili all’Elba, in accordo con tutti gli enti e operatori locali, perché sono là, disponibili, di facilissima realizzazione. Garantiranno un ripopolamento della fauna e la stabilità della flora, immense nursery tanto belle a vedersi quanto utili alla vita del mare. La cosa più sorprendente è che tutto questo non è teoria, è una realtà già presente da più di 40 anni sulla nostra isola a costo zero: lo Scoglietto di Portoferraio, una riserva che pare dimenticata». —

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