Gioco
Affidato il progetto di recupero del Palazzo del Governatore
Acquistato dal Comune in passato è stata la sede del delegato alle miniere e per alcuni periodi vi abitò Napoleone: ancora incerta la destinazione futura
RIO MARINA. Paola Del Gallo e Elisabetta Fabbri sono le due professioniste, ambedue architette rispettivamente la prima di Roma, mentre la seconda risiede a Mestre (Venezia), a cui è stato affidato dalla giunta retta da Marco Corsini l’incarico per la redazione dello studio di fattibilità riguardo al progetto di restauro e riconversione funzionale del Palazzo del Governatore, meglio conosciuto come il Palazzo di Napoleone. È quanto si legge nella determina firmata da Alessio Paulizzi, responsabile del Servizio 4 dell’ente pubblico che si occupa di pianificazione e di gestione del Territorio. E l’esecutivo del Comune di Rio ha inserito in bilancio la spesa di 88.181 euro (di cui euro 65mila per lo studio ed euro 4.500 invece per rilievi e diagnostica). Il sindaco Corsini, stando alle sue dichiarazioni relative ai prossimi impegni e opere pubbliche da realizzare in questo primo semestre, aveva annunciato la volontà di recuperare lo storico palazzo. Detto fatto, dunque. Intanto si pensa di recuperare la struttura. In un secondo tempo al suo riutilizzo. Il sindaco di Rio non aveva nascosto l’intenzione di trasferire in questi locali gli uffici del Comune. Altri, sfruttando la vicinanza con il Palazzo del Burò che oggi ospita il parco minerario e mineralogico di Rio Marina, propenderebbero per attrezzare lo stabile in foresteria per tutti coloro, italiani e stranieri, che volessero studiare i tesori della terra di Rio. Comunque sia lo stabile, sorto nel ‘700 quale villa signorile con annesso giardino e abitazione del custode, ha bisogno di un drastico intervento, reso ancora più urgente da problemi riscontrati nella copertura del tetto. «L’ edificio – si legge nell’atto amministrativo - è stato nei secoli passati adibito ad abitazione del delegato del governo preposto alla vigilanza sull’utilizzazione delle miniere del ferro, e per questo è comunemente identificato come casa Pons de Herault, dal nome del delegato alla amministrazione delle miniere elbane all’epoca di proprietà della Legion d’Onore francese». Non solo. Ma il palazzo fu pure dimora di Napoleone per brevi soggiorni. E al suo interno è dotato di elementi architettonici e decorativi di grande interesse, tanto da essere stato oggetto di interesse da parte del ministro dei Beni culturali. Attorno al 2017 il palazzo fu messo all'asta dal Demanio. Nel 2018 era stato poi acquisito da un privato. Nonostante l’amministrazione precedente non avesse dichiarato alcun interesse per questo stabile, quelli attuali invece, una volta ricevuta la notifica prevista dalla legge per esercitare il diritto di prelazione entro 60 giorni, hanno optato per questa formula, decidendo di acquisire l'immobile. Per cui oggi il palazzo è di proprietà comunale a tutti gli effetti. Per queste ragioni il Comune ha individuato le due professioniste, specializzate in riconversione funzionale di edifici storici di pregio, alle quali affidare lo studio del recupero. —
L.C.
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