Il Tirreno

la storia 

Un’attesa vana iniziata nel 1991 e una lista infinita di delusioni

Lu.Ce.

L’adeguamento delle norme obbliga i Comuni elbani a dotarsi di una struttura per il ricovero degli animali di cui in realtà sono sprovvisti 

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PORTOFERRAIO. È dal 1991 che l’Elba attende un canile comprensoriale per adeguarsi alla normativa nazionale. Gli italiani avevano ancora negli occhi il mondiale di calcio giocato in casa l’anno prima e perso da Schillaci, Zenga e Bergomi ai calci di rigore contro l’Argentina di Diego Maradona. Giulio Andreotti guidava il suo ultimo esecutivo da presidente del consiglio, mentre a febbraio finiva la prima guerra del Golfo, con l’intervento degli Usa dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’esercito dell’Iraq di Saddam Hussein. Questo basta per dare delle dimensioni tangibili a quanto gli elbani abbiano atteso (e debbano ancora farlo) per la realizzazione di un canile comprensoriale.

Nel 1998, visto che la situazione non si sblocca, nasce l’associazione di volontari “I ragazzi del canile” che fino al 2002 gestisce una struttura in emergenza nell’area degli ex macelli, a Portoferraio. Da quel momento gli annunci delle nuove strutture si susseguono, da quella di una struttura di accoglienza all’inizio degli anni 2000, a quella prevista a San Martino dall’allora Comunità Montana. Il progetto già esistente verrà bloccato da una raccolta di firme dei residenti della zona che non vogliono il canile vicino alle loro case. L’ente comprensoriale prevede allora una nuova struttura a Colle Reciso, nel territorio comunale di Capoliveri. Il Comune ottiene i terreni, cedendo alla società agricola Beta un’area nella vallata di Lacona. La società Beta venderà quei terreni a una società immobiliare tira su tre villette che finiscono al centro delle proteste e di un’inchiesta giudiziaria che tuttavia si chiuderà con l’assoluzione di tutti gli imputati.

Di cose, insomma, ne succedono. Tranne una: la realizzazione del canile, tanto che il ministero della Salute rivuole indietro dai Comuni elbani il finanziamento concesso per la costruzione dell’opera progettata ai tempi della Comunità montana e mai realizzata.

Il progetto si trascina di anno in anno, perché i Comuni non trovano un accordo fino a quando, dal 2014, la speranza torna grazie al finanziamento da 600mila euro ventilato dalla Fondazione Bastet Siftung. I tempi, però, sono letargici: solo nel 2018 i Comuni riescono a trovare una quadra (tutti tranne Porto Azzurro) sulla convenzione per la gestione associata del canile e gattile comprensoriale. Il progetto esistente viene riadeguato da nuovi progettisti e viene presentato nel gennaio del 2020. Tutto pronto, dunque: solo che ora non ci sono più i soldi (i 2/3 del totale) che quello stesso progetto dovrebbero renderlo concreto. —

Lu.Ce.

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di Redazione web