Il Tirreno

la fondazione bastet siftung 

«Quelle somme non potevano essere trattenute infruttuosamente»

Lu.Ce.

Il legale dell’ente di Amburgo spiega la decisione «Eravamo disponibili, solo che i tempi così lunghi impediscono di chiudere l’iter»

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CAPOLIVERI. «La Fondazione aveva dato la sua disponibilità, solo che i tempi così lunghi hanno impedito di portare a termine il percorso. Ci sono state mille incertezze, il Comune è stato più volte intimato a dare delle risposte. Non voglio dire per trascuratezza, ma per tutta una serie di ragioni, ci siamo trovati nella situazione nella quale la Fondazione non poteva più trattenere infruttuosamente delle somme importanti». Le parole sono dell’avvocato Silvio Marzari che in questi anni ha seguito la vicenda del canile - gattile per conto della Fondazione Bastet di Amburgo. Nel 2014 la Fondazione avviò i contatti con il Comune di Capoliveri, mettendo a disposizione una somma da 600mila euro per realizzare una struttura a tutela degli animali (in particolare dei gatti). Un assist a porta vuota, verrebbe da dire. Ma le istituzioni elbane, a giudicare gli ultimi fatti, il gol se lo sono mangiato.

Le negoziazioni sono iniziate sette anni fa. «Purtroppo è così, ma ora siamo nel 2021 – spiega il legale – E vista l’impossibilità di arrivare a un risultato, lo stanziamento ha dovuto essere stornato. Le Fondazioni non è che possono tenere i soldi fermi a oltranza. Quindi, peccato». Una decisione che toglie quelle poche certezze rimaste per la realizzazione dell’opera comprensoriale, anche se il legale spiega che non c’è niente di definitivo. «Guardi – spiega l’avvocato – nulla vieta che si stipulino dei nuovi accordi, però adesso, oggi come oggi, lo stanziamento non c’è più e bisognerebbe farne uno nuovo». Il cambiamento di scenario era maturato ben prima della fine di quest’anno. «Abbiamo spiegato al nuovo sindaco come stanno le cose e lui ha dovuto prenderne atto. Tutto risale a prima, è dal 2014 che si va avanti e indietro». In realtà l’iniziativa era nata più a favore dei gatti che dei cani, poi è diventato il canile per ragioni anche di politica comunale. «Ragioni apprezzabili, ma non era quello che voleva la Fondazione – aggiunge il legale che cura gli interessi della Fondazione – Ma non è questo l’argomento dirimente, è che ormai sono passati 6-7 anni e ormai non si poteva più. Ripeto, se ci sono delle risposte concrete che sono in linea con le finalità statutarie della Fondazione allora si può discutere. Io ho continuato a mandare progetti di contratti, ma non ho mai avuto risposte nei tempi sperati. I tempi burocratici dei Comuni, lo dico senza polemica, pur comprensibili, non erano più sostenibili dalla Fondazione». —

Lu.Ce.

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