La protesta
L’anno nero del commercio piegato dal Covid «Ma all’Elba abbiamo assorbito meglio il colpo»
L’economia dell’isola in difficoltà per la riduzione degli affari dovuta al virus, ma in estate le aziende hanno saputo recuperare
Stefano Bramanti
PORTOFERRAIO. Il Covid in Italia ha causato una diminuzione degli acquisti di oltre il 10 % e sono sparite oltre 300mila imprese nel commercio non alimentare e nei servizi, secondo le stime della Confcommercio nazionale. Ma all’Elba la situazione pare meno pesante ed anzi l’anno orribile pandemico è stato in parte domato in fatto di affari.
Il Tirreno ha sentito per un’analisi i rappresentanti dei commercianti isolani e Cna per gli artigiani. Franca Rosso della Confcommercio elbana riflette sulla situazione di questo 2020 drammatico dove, vedendo la situazione degli ultimi tempi, la situazione pandemica è precipitata. A questo proposito Rosso è critica verso l’amministrazione comunale portoferraiese perché a metà novembre aveva suggerito al sindaco Angelo Zini, dopo alcune avvisaglie negative in fatto di contagi, a seguito della festa di Halloween, che sarebbe stata opportuna una stretta per creare un mini lockdown oltre le disposizioni ministeriali governative, per cercare di contrastare meglio la diffusione del virus. «Purtroppo– dice al Tirreno – non sono stata ascoltata a dovere ed è accaduto che abbiamo perso il primato di un’Elba quasi Covid free, che aveva portato ad una stagione estiva eccezionale, che nessuno avrebbe mai immaginato potesse realizzarsi. Avevo mandato un semplice messaggio per creare prevenzione ma è caduto nel vuoto. Sarebbero state ottime delle restrizioni alla circolazione, alla libertà di movimento a scopi preventivi in novembre, quando notoriamente non ci sono molti movimenti e incassi, ma purtroppo non ci sono stati provvedimenti. Circa la situazione del nostri commercianti associati ad inizio di anno già si era registrata una situazione difficile, con una trentina di chiusure a livello di tutta l’isola, secondo una nostra stima, però poi abbiamo affrontato la fase pandemica molto bene e rispetto a tante città turistiche abbiamo retto il colpo ed anzi siamo stati migliori di tanti altri luoghi in estate. Ad oggi non siamo in grado di capire se matureranno ulteriori chiusure di attività o imprese legate al mondo del turismo, una valutazione che faremo entro gennaio – febbraio».
Secondo Franco De Simone, presidente della Confesercenti isolana «la ristorazione è quella che si è salvata maggiormente, in particolare i locali nei pressi del mare o quelli dotati di spazi all’aperto: hanno fatto il pieno in estate; altri invece se la sono cavata. Il settore dell’abbigliamento e l’oggettistica invece ha sofferto di più con un decremento di incassi. Per molti ha pesato il non poter programmare una stagione così incerta, non acquistando la merce giusta al momento giusto. Non avendo materiale a disposizione di attualità il risultato è stato più negativo. Per calcolare le chiusure di attività dobbiamo attendere l’inizio del 2021, nei primi mesi. I fornitori chiederanno sempre più pagamenti anticipati e la cosa si farà più complessa: chi avrà meno liquidità andrà in difficoltà. Per altri tipi di attività ci sono stati alti e bassi, ma in generale si può parlare di acquisti in meno dal 10 al 30%. Bene le ferramenta, i negozi del fai da te, chi ha venduto attrezzature e materiali da orto o per la campagna, è cresciuto il loro fatturato, secondo la nostra stima. Ad oggi fallimenti non ce ne sono di annunciati».
Per De Simone determinanti saranno i conti di fine anno e qualcuno a inizio 2021 «se dovrà prendere soldi in prestito dalle banche che non arriveranno per più motivi, saranno dolori e arriverà qualche stop. Di certo il dilagare del Covid peserà ancora. Concludo dicendo che con un nostro sondaggio, fatto in estate, abbiamo chiesto agli associati se faranno investimenti per il 2021. Il 40% ha detto no. Altri sì ma in forma ridotta e solo un 17% stava già pianificando al meglio la futura stagione. C’è minore slancio in genere. Speriamo che le chance di investimento crescano presto, grazie a sostegni europei legati al Recovery Found».
Claudio Pinna, coordinatore sindacale per la Confederazione nazionale artigiani (Cna) dell’Elba, la pensa in questo modo: «Nonostante una stagione estiva positiva – dice – l’economia dell’Isola d’Elba non passa immune dall’epoca Covid. A livello nazionale è stato di circa 420 miliardi lo scostamento del fatturato sul 2019 con una perdita del 13, 5%. I cosiddetti ristori hanno significato il 7% della perdita di fatturato. La stima sulle aziende elbane rispecchierà questa analisi. Il dato delle aziende cessate sull’isola al momento non lo abbiamo, ma sarebbe stato comunque approssimativo per difetto: la maggioranza delle cessazioni avviene con la fine dell’anno o ad inizio 2021. Fa pensare l’aumento del fatturato dei big dell’e-commerce che registra un +17%. Il calo dei fatturati ha interessato in vario modo il tessuto imprenditoriale elbano. L’artigiano è, per definizione, caratterizzato dal fare manualmente e in tempi di pandemia, di lockdown, di distanziamento sociale, è stato penalizzato l’esercizio dell’attività artigianale. Ci sono diversità: estetiste, acconciatori ed in genere i servizi alla persona e agli animali hanno risentito in modo deciso delle limitazioni governative, senza che la ripresa delle attività abbia concesso loro alcuna possibilità di recupero. Si stima il calo nella misura del 30%. Molto penalizzate pasticcerie, gelaterie e pizzerie. L’artigianato artistico ha sofferto stante la mancata presenza massiccia di stranieri: perdite considerevoli. Nonostante una stagione estiva singolare ha pesato la crisi pandemica ed al netto delle misure a sostegno della liquidità – i ristori appunto – la contrazione dei guadagni è risultata forte, anche per gli ingenti costi della sanificazione dei locali e simili, anticovid. Il vaccino consentirà nel tempo il ritorno alla normalità sono solo un auspicio». –
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