La protesta
Quarantena a casa Marotti «Separati, ma solo fisicamente»
La famiglia elbana vivrà in modo strano le feste dopo il contagio dell’assessora Chiara
La storia
antonella danesi
Sono in cinque in famiglia, attualmente suddivisi in tre abitazioni. Collegati dai computer che almeno permettono contatti quotidiani per stare uniti anche se in quarantena. Nunzio e Rita Marotti, lui insegnante dell’Isis Foresi di Portoferraio e lei docente del comprensivo di Portoferraio, erano pronti a festeggiare il Natale in famiglia con i tre figli quando il Covid 19 ha scombinato i piani. Chiara Marotti, assessora del Comune di Portoferraio è risultata positiva e da lì tutto ha dovuto essere riprogrammato. Nunzio, Rita e il figlio Francesco sono dovuti entrare in quarantena. Chiara abita a 300 metri dai genitori e resta nel suo appartamento.
L’altra figlia Francesca, arrivata nelle ultime ore dal continente, occupa una parte separata della casa senza poter avere contatti il resto della famiglia. «Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi. Per noi è esattamente il contrario – commenta Rita Rossi Marotti – A Pasqua, per il covid, ci siamo ritrovati tutti uniti e la famiglia ha beneficiato di momenti di raccoglimento e di festa. Per Natale, senza prevedere spostamenti, avevamo pensato di ripetere l'esperienza. Ma il Covid ci ha messo lo zampino, colpendo una nostra figlia e costringendoci a rimanere, nel giro di 300 metri, tutti separati e non sappiamo ancora per quanto».
Un Natale che sarà festeggiato in modo inaspettato. Un po’ per tutti gli abitanti dell’isola, ma in particolare anche per i Marotti. «Banchetti, riunioni, abbracci... sarà ben diverso dagli altri anni – considera Rita – Ma, come cristiani, resta ferma la bellezza e la gioia del Dio che si fa bambino e condivide la nostra vita. E, come dice papa Francesco, dobbiamo abbandonare il consumismo per tornare a riscoprire il Natale. Parteciperemo da casa alla Messa del Papa, sentendoci uniti in preghiera e ceneremo e pranzeremo a distanza, forse collegandoci in audiovideo».
Un Natale molto diverso dallo scorso anno in cui si festeggiava un centenario in casa.
«Ricordo che lo scorso anno, il nostro Natale fu allietato anche dai 100 anni di mio suocero e da una festa prolungata, con tanti parenti e amici. La separatezza a cui quest'anno siamo costretti potrebbe essere l'occasione per andare in profondità e rafforzare i legami. Per chi crede, l'incontro con Cristo è sempre una novità, basta essere aperti. Certamente spinge alla condivisione verso gli altri, specie i più fragili, coloro che sperimentano sofferenza ogni giorno, limitazioni e precarietà, coloro che sono soli». «Il Covid – conclude Rita Rossi Marotti – obbliga a rivedere le personali e sociali sicurezze e a capire che la mentalità individualista non ha futuro. Questo è ancor più un Natale di speranza: sperare per tutti, umanamente e cristianamente». —
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