Il Tirreno

campiglia 

Cresce il numero delle famiglie sostenute dal progetto Buon fine

Annalisa Mastellone

Attualmente sono 36, composte da 74 adulti e 37 minori. Il problema è il lavoro Capitani (Avis): «La crisi dell’industria, poi la pandemia: la situazione è tragica»

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campiglia. Il Covid ha peggiorato la situazione economica di numerosi residenti, e sono di più quelli che vengono aiutati grazie al progetto Buon fine, nato nel 2012 su sollecitazione dell’amministrazione comunale per dare risposta alle richieste di sostegno e aiuto provenienti dai cittadini.

«Si è registrato un aumento preoccupante delle persone che usufruiscono del servizio – spiega Renato Capitani, presidente Avis, capofila del progetto – Soprattutto nell’ultimo mese il numero delle famiglie supportate è aumentato e ora sono 36, composte da 74 adulti e 37 minori». La maggior parte delle famiglie è in difficoltà perché manca il lavoro. Alcune sono donne sole con figli, abbandonate dai compagni, alcune sono situazioni croniche. La necessità primaria comunque è il lavoro. «Queste persone – dice Capitani – vengono segnalate dai servizi sociali, che analizzano le necessità e danno la validazione al diritto al sostegno. Il compito dei servizi sociali poi è verificare periodicamente se le condizioni di ogni persona o famiglia si modificano o evolvono nel tempo per consentire una più capillare ed equa distribuzione dell’aiuto». Il progetto si svolge due volte a settimana, utilizzando le rimanenze alimentari di due forni (Acquafresca e Franceschini) e, sulla base di un protocollo stipulato con l’Unicoop Tirreno, con i prodotti deperibili o in scadenza nel supermercato di Venturina. Il tutto viene poi integrato con prodotti alimentari raccolti col progetto “Dona la spesa” e con le raccolte alimentari, sempre nel supermercato Unicoop di Venturina, e altri donati da altri enti e privati. C’è anche il contributo di alcuni agricoltori iscritti a Cia e Coldiretti che rendono disponibili prodotti freschi, e della Venfrut con donazioni di frutta.

“Buon fine” è gestito da Avis, Polisportiva Arci Venturina e Croce rossa, nei locali messi a disposizione da Unicoop Tirreno in comodato di uso gratuito. Un progetto non semplice che mette alla prova la costanza e la determinazione dei volontari, e che in modo silenzioso e riservato dà un aiuto importante a numerose famiglie e un contributo significativo alla tenuta del tessuto sociale.

«In quest’anno di cose ne abbiamo viste molte e credo che questo virus ci abbia cambiato – commenta Capitani – Le persone che usufruiscono del progetto e che avevano una vita normale, anche se con un lavoro stagionale, si sono trovate senza lavoro e senza reddito. Fino a giugno hanno potuto contare solo sull’aiuto delle associazioni e del Comune. Poi sono ripartiti i lavori stagionali, permettendo un po’ di respiro, ma nell’autunno tutto è nuovamente rallentato e ad oggi le condizioni economiche sono disastrose. Se a questo aggiungiamo la ormai cronica crisi di lavoro, dovuta soprattutto alla situazione dell’acciaieria, il risultato non può essere che tragico. A livello umano credo che la pandemia abbia portato a essere più altruisti e solidali, infatti molti privati contribuiscono ad aiutare, sia con donazioni che con alimenti, le famiglie in difficoltà». —

Annalisa Mastellone

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