Gioco
San Piero, il Covid mette apprensione «Ma ne usciremo con responsabilità»
Gentini (Protezione civile): «In questa fase stiamo più a casa Bisogna prendere le giuste precauzioni e andare avanti»
Luigi Cignoni
SAN PIERO. Ieri, nel primo pomeriggio, non c’erano i ragazzini che giocavano a palla sul sagrato della chiesa parrocchiale. Piazze e vie letteralmente deserte. San Piero è un paese quasi fantasma, se non si intuisse la presenza degli abitanti dalle finestre illuminate e dai vasi di fiori sui davanzali.
«La gente preferisce stare chiusa a casa – ci dice Gian Mario Gentini, referente della Protezione civile dei tre comuni del versante occidentale dell’Elba, commentando le recenti impennate di casi positivi al tampone per Covis-19 riscontrati in questo paese collinare – C’è molta responsabilità fra la gente. Ma anche molta apprensione. Bisogna prendere le giuste precauzioni e andare avanti, come sempre abbiamo fatto».
Molta serenità si respira tra queste viuzze interne. Ma anche timore. Soprattutto se si nota aggirarsi da queste parti qualcuno che non è del paese. Quello che non va giù agli abitanti di San Piero è essere finiti in pochi giorni nell’occhio del ciclone, soprattutto sui social. Da paese tranquillo, a luogo degli eccessi e dei comportamenti scorretti: critiche che chi conosce San Piero non può certo accettare. «All’epoca in cui la pandemia falciava così tante vittime per esempio a Bergamo – aggiunge Alessandro Beneforti, fotografo che però in questa fase ha dovuto sospendere le lezioni con i suoi allievi perché prevedevano la presenza fisica – noi eravamo un’isola nell’isola felice. Fino a non poco tempo fa eravamo virtuosi, nel senso che non si erano riscontrati alcuni casi di positività. Oggi i valori si sono impennati. Ma se si va a fare un riscontro tra i numeri dei positivi e la popolazione, vediamo che siamo perfettamente in linea con i valori nazionali. Insomma siamo tra quel dieci per cento che si registra in tutta la Penisola, per cui ci possiamo anche stare. Non è che San Piero improvvisamente si è trasformato in una Codogno».
Il virus ha colpito la frazione campese in punti assai strategici per la sua stessa tradizione. Che sono le scuole dell’obbligo e la chiesa. Le due istituzioni per antonomasia che richiamano giocoforza l’aggregazione tra i partecipanti. San Piero poi è conosciuto per la sua indole e predisposizione alla musica e al canto. «La scuola è stato il primo focolaio – ricostruisce Patrizio Olivi, medico in servizio in continente ma nato a San Piero e fondatore del mensile “Il Sampierese” che si occupa di tradizioni, cultura e politica della frazione di Campo nell’Elba – C’è anche da dire che frequentano le classi non solo bambini di paese ma anche quelli che provengono da altre località vicine. Poi la chiesa, con le prime comunioni, in più, la messa cantata. Si sa che i cantori emettono particelle di saliva durante le esecuzioni dei brani di commento alla cerimonia. Penso che anche questo abbia influito in un certo senso a creare questa situazione».
«Per quanto ci riguarda – aggiunge Guido Retali, cittadino campese – stiamo più a casa, evitando i contatti. Non dobbiamo dimenticare le raccomandazioni di indossare sempre la mascherina e lavarci spesso le mani. Se ci comportiamo così, ne usciremo presto».
La battuta dialettale che sentiamo più spesso da queste parti è che ‘ci vuole un po’ di capo’ per superare una tale situazione. «In fondo la vita dei sampieresi non ha subito vertiginosi cambiamenti – conclude Gian Mario Gentini – La mattina nei negozi a prendere i beni di prima necessità, rispettando la coda, il distanziamento, entrando uno alla volta nei locali. Per la spesa più grossa invece una scappata ai supermercati di Marina di Campo e poi di nuovo a casa a mettere tutto in dispensa». Comunque, dopo una certa ora del pomeriggio, non s’incontra più nessuno per le vie. —
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