Gioco
Imparare la lingua dei segni italiana al Carducci Volta Pacinotti
PIOMBINO. Indice e medio che fanno la V di vittoria vicino al volto e capisci che è un sorriso aperto (anche solo leggendo). «La lingua dei segni italiana Lis apre la mente... una forma di comunicazione a cui non pensiamo, dove il corpo è strumento principale», così Martina Gistri ex studentessa del liceo linguistico piombinese presenta con un video Youtube questa offerta formativa dell’Istituto Carducci Volta Pacinotti.
Martina Gistri, 23 anni, da Venturina Terme «4 anni fa diploma poi Università a Firenze – racconta – laurea a febbraio 2020 in Scienze dell’educazione, indirizzo prima infanzia. Un anno fa un percorso diverso – prosegue – iscrivendomi al corso Lis a Pisa. Finito il primo a maggio e già cominciato il secondo, puntando all’attestato alla fine del terzo. Per diventare interprete o insegnare, perché è davvero il massimo dell’inclusione, visto com’è vasto il mondo dei non udenti».
«Il mio liceo – assicura Martina Gistri – ha avuto una bellissima idea, integrando l’offerta con la possibilità di studiare la lingua dei segni italiana in una percorso triennale al termine del quale si ottiene già una certificazione. Tutto pur di avvicinare così i giovani, perché è una lingua che come tutte le altre che deve essere studiata ed approfondita giorno per giorno si basa sulla memorizzazione dei vari gesti, ogni parola un segno – spiega – parole che hanno lo stesso segno come Roma e cioccolato dove cambia il contesto il labiale; non è semplice, ha le sue regole grammaticali e lessicali ben precise, ma non è assolutamente impossibile. Ho trovato difficoltà all’inizio, ma esercitandomi sempre di più. E devo ringraziare la mia professoressa Manuela Magnoni».
Online una piccola dimostrazione di dattilologia che invita a provare.
A seguire l’attivazione di questo nuovo percorso la docente di lingua e letteratura spagnola in un dipartimento che funziona alla grande: Carducci secondo liceo linguistico della Toscana nella classifica Eduscopio. «L’obiettivo – dice Manuela Magnoni – è formare i ragazzi dal punto sia nella lingua specifica che come attitudine alla comunicazione, all’inclusione. A occuparsi del corso Lis Piero Celo professore dipartimento di scienze del linguaggio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sempre in collaborazione con associazioni che si occupano della lingua dei segni. Da sempre – ricorda – cerchiamo di stimolare gli interessi personali degli studenti, quelle sensibilità legate all’intercultura o all’inclusione. Imparare una lingua diversa vuol dire mettersi nella pelle dell’altro magari di un compagno di banco con un altra cultura o diversamente abile, ma non per questo diversamente uomo». Dunque oltre a inglese, francese, spagnolo dalla IIIliceo la quarta lingua Lis. «Percorso sperimentale a fronte di un interesse enorme – conclude Magnoni – Si parte con 25 studenti. Ma dal prossimo anno mettiamo già in conto un numero maggiore di allievi». Per apprendere la lingua dei segni è necessario rivolgersi a centri specializzati, il liceo Carducci si candida. —
Cecilia Cecchi
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