Il Tirreno

È morto Nencioni, ex dipendente Coop ma anche comparsa in film di successo

Maria Antonietta Schiavina
È morto Nencioni, ex dipendente Coop ma anche comparsa in film di successo

Ucciso da una malattia quando stava per trasferirsi a Roma dove avrebbe lavorato a tempo pieno nel mondo del cinema

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La malattia lo ha portato via sul traguardo, proprio quando stava realizzando il sogno inseguito per tutta la vita. Voleva trasferirsi a Roma per entrare a tempo pieno nel mondo del cinema, dove aveva potuto farsi apprezzare come attore in alcuni film (Da Bagno Maria a Sulla spiaggia al di là del molo, il film sulla vita di Mario Tobino, a un ruolo importante con La premiata ditta...), ma anche come uomo della produzione. Gli avevano da poco offerto un'ottima possibilità. Doveva solo dire sì ma non c’è stato tempo. La fortuna che gli aveva voltato le spalle da piccolo, si è messa di traverso ancora una volta. Alessandro Nencioni, 59 anni- fisico atletico e una montagna di riccioli neri a incorniciare il volto di un ragazzone pulito, generoso, buono - è morto l’altra sera, portato via da un male che ha combattuto per un anno. Con tutte le sue forze, convinto di sconfiggerlo, perché aveva fatto sempre una vita sana: sport, alimentazione controllata, niente vizi, se non quello delle belle donne, che più che essere corteggiate lo corteggiavano.

Alessandro ( chi scrive gli è stata amica, contraccambiata ampiamente) aveva sempre il sorriso sulle labbra e l’illusione nel cuore, anche se il suo ha ricevuto grandi ferite, fin dagli anni dell'adolescenza, quando ha dovuto mettere da parte tanti progetti, per fare il “capofamiglia”. “Colui che non poteva permettersi di sognare, il ragazzino obbligato a tenere i piedi ben piantati per terra” - come amava ripetere - per combattere le avversità e le incertezze piovute addosso alla sua famiglia in una terribile domenica di luglio, quando a 12 anni, stava tornando a casa insieme al fratello minore Claudio ( oggi ristoratore, sposato, due figli ormai grandi), a babbo e mamma Adelina che, ironia della sorte, non era mai andata con loro per badare alla figlia più piccola, Elisabetta, di tre anni. Era mezzanotte e quel giorno i due fratelli avevano partecipato a una gara di bici. Loro che sui pedali sapevano “pestare” forte, una passione che non hanno mai abbandonato. All’improvviso un camion sbanda ed è lo schianto. Il padre muore, la mamma spirerà in ambulanza, stringendo la mano di Alessandro (l’unico rimasto indenne nell'incidente in cui Claudio si era rotto il bacino) e affidandogli il compito di fare il capofamiglia.

E lui per tutta la vita manterrà fede a quella sacra promessa. Vivrà con nonna Rosa, una napoletana verace, molto saggia, che ha sostituito in parte fino a pochi anni fa i genitori, aiutata dagli zii, che si sono occupati soprattutto di Elisabetta, la più inconsapevole e la più fragile. A 15 anni, appena la legge glielo permette, dovendo trovare un impiego sicuro, entra in Coop dove lavora, assumendo anche ruoli di coordinamento nel reparto dei magazzini ortofrutta. Lo sguardo vigile, sempre puntato sul fratello Claudio e la sorella. Ma anche la felicità di veder crescere i nipoti, l’amicizia ininterrotta con l’ex moglie da cui si è separato ma mai allontanato del tutto.

La domenica Alessandro, quando non lavora, “vola”in bicicletta: «Per anni Claudio e io l’abbiamo lasciata appesa al chiodo, poi siamo tornati a pedalare, pensando a quanto ci tenesse babbo a quello sport», ricordava. Ma durante le ferie si dedica alla sua autentica passione: il cinema, un mondo difficile in cui riesce a farsi valere: quando registi e produttori ( Virzì, Albanese, Salemme) devono “girare” sulla costa Toscana sanno a chi chiedere aiuto per location, comparse, alloggi. E ogni tanto c’è spazio anche per qualche piccola parte. Più di un produttore gli chiede di lasciare il suo lavoro e di seguirlo nel mondo dello spettacolo. Lui è tentato, vorrebbe realizzare il suo grande desiderio. Ma ogni volta che sta per decidere, si ricorda del patto pronunciato fra le lacrime, alla madre in punto di morte, e rifiuta.

Circa un anno fa, finalmente, si presenta l’occasione. Alessandro può andare in pensione, unendo i diritti maturati per chi ha iniziato a lavorare molto giovane, all’offerta che Unicoop - in fase di ristrutturazione - riserva ai dipendenti. Con entusiasmo percorre la lunga trafila di pratiche, carte e bolli. A Roma lo aspettano con ansia, lui è felice, fa progetti. È tutto a posto, tranne quel doloretto che sempre più spesso gli fa passare la voglia di mangiare e i chili che scendono senza motivo dal suo fisico robusto. Seguono analisi, consulti, la perizia, la grande umanità del personale medico dell’ospedale di Grosseto e dei sanitari del servizio territoriale piombinese. La diagnosi è senza scampo. Il sogno resta tale e, in un pomeriggio piovoso di dicembre, Alessandro chiude la sua parentesi terrena, circondato dai fratelli, dalla cognata, dai nipoti. Da una famiglia che ha amato e lo ha amato. A cui quel ragazzone con i piedi per terra e l’animo bambino, mancherà moltissimo. Stamani, alle ore 9, chi lo desidera potrà salutare Alessandro Nencioni nella parrocchia di Riotorto, dove avverrà la funzione religiosa. —



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