Il Tirreno

la protesta 

Architetti chiedono di poter lavorare: «Il Comune riapra, così si ferma tutto»

Paolo Carletti
Architetti chiedono di poter lavorare: «Il Comune riapra, così si ferma tutto»

Il presidente dell’ordine di Livorno Daniele Menichini: «Abbiamo bisogno di documenti, trovate il sistema»

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Architetti, geometri, tecnici, ma anche cittadini in difficoltà per l’accesso agli atti dell’archivio urbanistico in Comune e per tutte le operazione per le quali occorre un rapporto diretto con gli uffici comunali. Uffici che, dal febbraio scorso, lavorano quasi totalmente in smart working, senza la possibilità per i professionisti che hanno spesso bisogno di visionare carte e documenti, di ottenere finanche un appuntamento. Una situazione che - attenzione - non è assolutamente un problema di nicchia, ma investe l’intero settore edile delle costruzioni, e degli interventi in abitazioni dove poter usufruire del meccanismo 110%.

I presidenti degli ordini provinciali della Toscana hanno diffuso una nota ieri indirizzata agli enti pubblici, affinché si trovi un rimedio per togliere questo blocco. Il presidente dell’ordine degli architetti della provincia di Livorno Daniele Menichini, piombinese, descrive una situazione assai critica: «I professionisti non riescono, stando così le cose, a portare avanti i progetti che riguardano i rapporti tra cittadini e amministrazione comunale. Abbiamo difficoltà ad accedere agli atti, e di questo ne risentono molto anche le compravendite di abitazioni o altro. Impossibile sapere se ci sono abusi da sanare. E online i tempi si allungano. Già normalmente occorre un mese per accedere agli atti, ora tutto è più rallentato». Menichini comprende la prudenza e le precauzioni per il Covid, «ma c’è da dire che il Comune di Piombino fin dalla prima ondata ha sbarrato le porte, e in estate quando poteva essere organizzato un modo per farci lavorare, sono rimasti chiusi lo stesso senza alcun provvedimento. È ora che questi portoni si aprano, anche solo per appuntamenti cadenzati». Certo, il problema potrebbe essere superato dalla digitalizzazione, ma di questo il Comune (come tanti altri) è sprovvisto. «Non si capisce come mai - prosegue Menichini - se devo andare nella mia banca posso telefonare e prendere appuntamento. In Comune no...». Tra l’altro in tutto questo si inserisce la facilitazione del 110% che potrebbe dare una notevole spinta all’edilizia, far incamerare soldi al Comune e incoraggiare insomma a ristrutturare le abitazioni. «Si pensi che con il 110% chi vi accede (per efficiantamento energetico, riduzione dell’impatto ambientale e abbellimento ndr), può ristrutturare con la cessione del credito alle banche e altri enti finanziari. In pratica non si tira fuori un soldo, e se c’è da sanare qualcosa il Comune incassa denaro». Menichini e gli altri presidenti degli ordini degli architetti ribadisce: «Siamo a favore del lavoro agile, ma non credo affatto sia impossibile organizzare un sistema di dieci appuntamenti al giorno in presenza per avere accesso agli atti. Molti professionisti ci chiamano, si lamentano, e hanno ragione. L’edilizia è uno dei settori trainanti ma in questo modo, con questo agire al rallentatore, non si riesce a fare molto e tante pratiche restano lì, bloccate». La domanda, come diceva qualcuno, viene spontanea. L’amministrazione comunale è al corrente di questa situazione: «Abbiamo spedito numerose richieste via Pec, ma non abbiamo ricevuto risposte. Ora è il momento di riaprire le porte». —

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di Redazione web