Gioco
Alla farmacia Abagnale ora si può ammirare il presepe napoletano
Realizzato dal maestro Manzi, è un regalo del dottore alla città «Volevo ricreare l’atmosfera di San Gregorio Armeno»
san Vincenzo
«L’idea è nata nel momento in cui sono entrato in farmacia e ho visto quello spazio in vetrina. Sembrava fatto apposta».
Così comincia il racconto dietro alla realizzazione del presepe napoletano che cittadini, turisti e visitatori potranno ammirare da ora in poi alla farmacia del dottor Luigi Abagnale, nella zona blu di San Vincenzo.
Un’opera della tradizione campana realizzata ad hoc dal maestro scenografo Luca Manzi che resterà visibile tutto l’anno.
Abagnale è nato e cresciuto in Campania, tra Gragnano e Napoli e, come spiega, erano anni che sognava di regalare un pezzetto della sua terra d’origine ai suoi nuovi concittadini.
«La voglia di portare a San Vincenzo un presepe in vero stile napoletano nasce dal rapporto con i clienti, specialmente i più anziani - dice Abagnale - Ogni dicembre infatti, quando venivano in farmacia, in molti si fermavano a chiedermi della via dei presepi di Napoli, San Gregorio Armeno e nei loro occhi si leggeva il desiderio di poter passeggiare in quell’atmosfera, unita alla consapevolezza che probabilmente non avrebbero mai avuto la possibilità di realizzarlo».
Il progetto quindi nasce per regalare loro un pezzettino di quella via, insieme ai suoi colori, alla sua atmosfera, alla sua magia natalizia.
Ed è la felicità di averlo finalmente realizzato che spinge il dottor Luigi a superare la sua riservatezza caratteriale, per raccontare i segreti dietro questa vera e propria opera d’arte: «Quest’anno così difficile per tutti mi ha dato la spinta necessaria per concretizzare il mio sogno – continua – e a luglio ho contattato un mio grande amico, il maestro Luca Manzi, che ha lavorato ad alcuni dei più famosi presepi degli ultimi anni, tra cui uno per l’ufficio di un importante cardinale in Vaticano. È un grande onore che abbia accettato di realizzare questa mia richiesta e posso solo ringraziarlo per questo».
In nome della loro amicizia, il maestro gragnanese – che ha alle spalle una lunga tradizione familiare nel mestiere – si è messo subito al lavoro e, dopo quasi cinque mesi, ha concluso l’opera curando anche il più piccolo dettaglio, rimontandola personalmente in farmacia. Questo, sia per riuscire a realizzare in pieno la sua visione, sia per la fragilità dei pezzi. Come da tradizione, infatti, i pastori hanno le mani e i piedi in legno, la testa in terracotta, gli occhi di cristallo e i vestiti di seta di San Leucio (Caserta), mentre gli animali sono in piombo.
Il presepe, con la sua scenografia e i tanti personaggi, unisce due mondi, quello napoletano e quello toscano, attraverso simboli tradizionali che acquistano una lettura particolare.
«I canoni sono quelli del Settecento napoletano – spiega Abagnale – con la classica taverna dell’indifferenza, la natività nel Tempio in rovina a rappresentare la rinascita attraverso il Cristianesimo e la presenza permanente di Gesù Bambino. Sullo sfondo però c’è il mare di Napoli con di fronte i pini di Baratti e l’uva simbolo di vita rappresenta anche i vigneti di Bolgheri. Il banco del pesce è comune a entrambi i territori e alcuni dei personaggi, tra cui il cacciatore e il cercatore di funghi, compiono azioni tipiche della Val di Cornia. A ricordare le mie origini, il “panuozzo” di Gragnano, piatto tipico del sabato sera dei giovani della zona».
Ma la sorpresa più grande è forse l’iconografia della fonte d’acqua purificatrice: «Su suggerimento di Luca, ho chiesto ad Andrea Raspolli e Claudio Nassi, autori di “Tre torri due santi e il marinaio – storia di San Vincenzo per immagini” una foto della vecchia fontana del paese, risalente ai primi del Novecento ed è su quella che è basata la sorgente».
A completare, una teca con l’immagine votiva di San Vincenzo Ferreri, patrono del paese.
Un presepe simbolo di tradizione, amicizia, artigianato e speranza che già ha attirato l’ammirazione di molti sanvincenzini e che si propone di regalare a giovani e soprattutto anziani la gioia di scoprire qualcosa di nuovo.
«Già in molti stanno facendo domande sui personaggi e le ambientazioni – conclude Abagnale – e sono felice di vedere la luce della curiosità nei loro occhi mentre rispondo». —
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