La protesta
Slitta l’autopsia sulla campionessa di motocross
Le limitazioni dovute al Covid non consentono tempi rapidi. La Procura disporrà l’esame per giovedì o venerdì
piombino
Slitta di qualche giorno l’autopsia su Sara Lenzi, la giovane campionessa di motocross morta domenica in Sardegna durante una gara. Si pensava che l’esame autoptico potesse essere condotto martedì a Sassari, la Procura era orientata a farlo subito nonostante fosse un giorno festivo.
Ma non si era tenuta in considerazione la situazione generale legata al Covid e alle misure di sicurezza. Impossibile procedere in tempi rapidi. E così la Procura conferirà l’incarico per giovedì o venerdì.
Soltanto dopo la salma potrà essere trasferita a Piombino e potranno essere celebrati i funerali. Anche in questo caso, purtroppo, con tutte le limitazioni contenute negli ultimi Dpcm. Per quel giorno peraltro il sindaco Francesco Ferrari ha già proclamato il lutto cittadino.
Sul fronte investigativo non ci sono ulteriori novità. I carabinieri continuano a lavorare per precisare meglio tutti i dettagli. Ma in via generale è confermata la dinamica così come era stata ricostruita subito dopo l’incidente.
Sara, già campionessa affermata nonostante la sua giovane età (aveva compiuto diciotto anni ad agosto) era iscritta al Rally Sandalion, gara di motorally valida per il campionato italiano. Poco dopo le 13 la ragazza, in sella alla sua moto del Team Beta Dirt Racing, durante una tappa di trasferimento nel Nuorese (ad Alà dei Sardi), su una leggera discesa si era trovata di fronte a suv Hyundai grigio, guidato da un sessantenne del posto.
La ragazza stava procedendo a bassa velocità e aveva frenato, ma la ruota aveva perso aderenza e la moto era finita contro il suv. Sbalzata di sella, Sara aveva battuto la testa a terra con violenza, morendo sul colpo.
Mentre il corpo veniva trasferito a Sassari, veniva eseguito l’alcoltest sul conducente del suv, esame poi risultato negativo.
I genitori, che erano appena arrivati a Olbia per seguire la figlia nelle gare, erano stati avvertiti della tragedia dagli organizzatori della corsa. E così non avevano potuto fare altro che tornare a Riotorto, dove abitano, per non lasciare soli gli altri tre figli.
Una tragedia assurda, che ha scosso l’intera comunità. Sui social non si è ancora esaurita l’onda di commozione, incredulità e dolore per questa grave perdita. —
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