Il Tirreno

la storia 

Il pilota gentiluomo rinunciò al primato per soccorrere il rivale

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PORTOFERRAIO

Pinto, grande pilota e gentiluomo. Nel mondo del rally la pensano tutti a questo modo. Il motivo? Sono i fatti a qualificare le persone. E il mito di Lele, oltre che all’istinto da rallista di razza, si deve alla sua generosità.

È il 1973. Si corre il Rally del Portogallo. La competizione è serrata, Pinto è in prima posizione e ha le carte in regola per chiudere in testa. C’è solo da correre e non commettere errori. L’episodio viene raccontato sul sito specializzato www.rallyssimo.it. Durante una tappa di trasferimento in notturna il navigatore di Lele Pinto, Arnaldo Bernacchini, nota i segni di una frenata che terminano in prossimità di un muretto, senza però che si veda una macchina sulla strada. Pinto non può fermarsi, facendolo perderebbe tempo e precipiterebbe in classifica generale. Non importa. Il pilota inchioda, mette la retromarcia e raggiunge il luogo dell’incidente. Nella scarpata c’è il rivale Anderson uscito della Toyota Celica. Incastrato con un braccio nell’abitacolo dell’auto, invece, c’è il navigatore Jean Todt, che anni dopo conosceremo come direttore generale della Ferrari. Pinto soccorre l’equipaggio rivale, ma perde 5 minuti di tempo. Il risultato? Crolla dal primo al nono posto. Nonostante le regole rigide, gli organizzatori annullano il controllo orario per premiare il gesto di Pinto che, tuttavia, non conclude la gara per un guasto meccanico. Brutto scherzo del destino. —

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