Il Tirreno

«In zona arancione stop alle giratine»

Il coordinatore di Cna Elba: solo con un lockdown della socialità si potranno salvare le attività commerciali e le imprese

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PORTOFERRAIO

Stop alle giratine. È quanto chiede Claudio Pinna, coordinatore della Cna Isola d’Elba.

«L’auspicato passaggio alla zona arancione annunciato dal presidente Giani – afferma Pinna – vorrebbe anzitutto dire che la situazione pandemica sta migliorando, e questo è essenziale; ma proprio per questa ragione, per scongiurare una nuova ondata ed un nuovo passaggio alla rossa è indispensabile che, decretata ufficialmente la zona arancione, i sindaci dell’Elba, vietino subito le “giratine”, chiudano tutte le zone di passeggio e, con l’ausilio delle forze dell’ordine, vigilino davvero per evitare gli assembramenti: nella zona arancione, almeno per le festività, devono essere permessi solo gli spostamenti connessi alle necessità di salute, scuola, lavoro ed agli acquisti».

Il coordinatore della Cna, insomma, invoca un giro di vite sugli spostamenti non necessari nei vari territorio comunali dell’isola. Non solo.

Il coordinatore della Cna dell’isola d’Elba sostiene di essere «cosciente di chiedere ai sindaci una decisione impopolare, ma riteniamo il “lockdown della socialità” sia l’unico modo per salvare oltre che la salute anche le imprese – dice – Il periodo di zona rossa in cui siamo ancora e dal quale speriamo davvero di poter uscire, ha fortemente segnato l’economia di tantissime imprese della zona, ed i ristori non sono che acqua fresca per le loro casse. Ben venga qualsiasi agevolazione sia stata fatta dai comuni a livello tributario e di contributi (e chiediamo che tutte facciano il più possibile in tal senso), ma niente può essere determinante come la ripresa del lavoro. Non vorremmo che si ripetessero le scene di incoscienti assembramenti su cui nessuno è intervenuto».

Il coordinatore della Cna elbana spiega come «tutti avremmo voglia di libertà e di uscire, e soprattutto di liberarci dal virus – continua Pinna – ma non possiamo permetterci per nessun motivo di ripiombare in zona rossa con le limitazioni che questo sta comportando: pensiamo all’inspiegabile impossibilità di recarsi dall’artigiano di fiducia che ha sede nel comune accanto, come se fosse la geografia a veicolare il virus e non la scarsa attenzione alle misure di prevenzione, norme che invece vengono rispettate nelle imprese e su cui hanno investito (dal 18 novembre abbiamo scritto su questo al prefetto, senza aver ancora avuto risposta); si pensi all’altrettanto inspiegabile chiusura dei centri estetici e di tatuaggio, attività in cui sembra di entrare in una clinica per l’attenzione da sempre avuta all’igiene, e adesso ancor di più, non solo per i clienti ma anche per la salute degli operatori».

Proprio su questo punto Cna ha lanciato la campagna social e media, proponendo gli hasthag #esteticasicura, #tatuatorisicuri e #perchèchiusiinrossa?». —

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