Il Tirreno

dopo l’episodio al parco di san silvestro 

La paura del lupo tra leggenda e verità «È un predatore ma non attacca l’uomo»

Francesca Lenzi
La paura del lupo tra leggenda e verità «È un predatore ma non attacca l’uomo»

I numeri, le incursioni negli allevamenti, gli incroci coi cani: parlano Sforzi (Museo naturale di Grosseto) e la biologa Salvatori

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PIOMBINO

«Cappuccetto Rosso partì subito per andare dalla nonna, che abitava in un altro paesello. Attraversando un bosco, incontrò quel tipaccio del Lupo, al quale venne una gran voglia di mangiarsela» (Charles Perrault).

Fiabe e leggende giocano da sempre sulle paure ancestrali dell’umanità: il buio, l’abbandono, il mostro. Suo malgrado, il lupo è l’animale per eccellenza deputato a interpretare la bestia feroce che divora a proprio piacimento.

La realtà è però un po’ diversa. Per uno scenario a luci e ombre, dove la natura non conosce cattiveria e consapevolezza e nel mezzo resta un predatore affascinante e, in ogni caso, da tutelare.

Partiamo dalla notizia di pochi giorni fa del cane attaccato e ucciso vicino a casa – da un branco di lupi, ne è sicuro il proprietario – a qualche centinaio di metri dall’ingresso del parco archeominerario di San Silvestro, per affrontare il tema del lupo con due esperti.

«Il lupo è una specie protetta in Italia – afferma Andrea Sforzi, direttore del museo di storia naturale di Grosseto – Dagli anni Settanta, dov’era al minimo storico, nel tempo, grazie anche alle leggi sulla conservazione della fauna selvatica e all’abbandono delle campagne in certe aree, il numero è aumentato molto e la presenza del lupo è ben diffusa nel territorio nazionale. In alcune zone, dove i cani vengono lasciati liberi o dove la presenza del lupo deve ancora stabilizzarsi, è possibile che i due si incrocino, dando vita ai cosiddetti ibridi, esteticamente simili al lupo ma diversi come comportamento. In linea di massima il lupo non attacca mai l’uomo e difficilmente si avvicina alle case, senza un motivo valido, come la presenza di prede. È più facile che siano pericolosi i cani inselvatichiti o quelli padronali lasciati liberi».

«È un argomento difficile da affrontare – prosegue Sforzi – Gli allevatori indubbiamente subiscono danni, ma a volte le reazioni sono esagerate, sia da una parte che dall’altra. Il comportamento del lupo non è cambiato nel tempo, il suo numero però sì. E succede di vederlo più spesso, magari anche vittima di incidenti stradali. Il cinghiale, eventuale preda del lupo, è un altro animale che si è espanso e per vari motivi lui sì che è possibile vederlo nei centri urbani. Qui, però subentra pure il fenomeno del foraggiamento artificiale, vietato ma attivo, che aumenta la capacità riproduttiva dell’animale. Non è escluso che in qualche circostanza il lupo possa seguirlo. In generale però non è pericoloso per l’uomo, mentre può esserlo per gli allevamenti, ma qui si sta facendo un grosso lavoro. Diverse aziende si sono attrezzate per difendersi, e ci sono progetti per una convivenza fra pastorizia e lupo».

La piattaforma Locale Grandi Carnivori è in tal senso un progetto che tenta di coniugare le esigenze degli allevatori con la tutela del lupo. Ne è responsabile Valeria Salvatori, biologa della conservazione e segretario generale dell’istituto di Ecologia applicata, coordinatrice dei progetti Life Ibriwolf e Medwolf.

«Ora coordino anche le attività di alcuni specialisti che raccolgono dati nell’ambito del monitoraggio nazionale del lupo – spiega Salvatori – Per questo sono venuta a conoscenza dell’episodio di Campiglia. Il monitoraggio nazionale, tuttavia, accetta solo dati verificati e comprovati, e quello è stato scartato. Non perché non crediamo sia stato un lupo, ma perché non c’è la prova provata che lo sia stato. Ultimamente si sono registrati episodi di predazione su cani, ma in situazioni particolari, ad esempio in caso di cani da caccia, o di cani alla catena in prossimità di aziende. Insomma, non diciamo che il lupo queste cose non le fa, però servono altri elementi per stabilire la paternità di un attacco».

«Di sicuro c’è un processo di espansione del lupo che ha condizioni favorevoli, tanto da mangiare e meno disturbo – va avanti Salvatori – Si trova pure in aree agricole, semi-urbane e costiere. Se è pericoloso? Beh, è un animale selvatico, un predatore e il potenziale di pericolosità è innato. Di solito, però, ha un atteggiamento schivo e scappa di fronte all’uomo. Esistono, tuttavia, altre situazioni. Ad esempio l’estate scorsa in Puglia alcune persone davano loro da mangiare ed è un comportamento totalmente sbagliato. È affascinante per l’uomo avvicinarsi a una specie selvatica e stabilire un contatto, ma non deve farlo. La piattaforma di cui sono responsabile affronta un problema complesso, a lungo sminuito e banalizzato che si limitava nel dare agli allevatori un indennizzo e via, senza considerare la dignità del lavoro. Già con il progetto Medwolf abbiamo iniziato a dare agli allevatori gli strumenti di cui hanno bisogno, dando spazio all’incontro e al dialogo. Ci piacerebbe allargare questa esperienza». —

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