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Vent’anni fa il giorno maledetto in cui morì Roberto Fidanzi
piombino
Sembra volato il tempo. Vent’anni fa moriva Roberto Fidanzi, giornalista del Tirreno e nostro grande amico. Aveva solo 53 anni quando perse la vita a bordo della sua Jaguar. Quel giorno era il 24 novembre 2000, Roberto abitava a Cecina e stava rincasando a bordo della sua auto ma finì contro un autocarro in sosta su una piazzola della variante Aurelia, poco prima dell’uscita per Cecina. Pioveva. L’Anas, attraverso una ditta di appalto, aveva appena completato i lavori su quella carreggiata e il giorno dopo l’intervento sarebbe cominciato sull’altra. Ma quell’autocarro era rimasto lì, sulla corsia sud, in quella piazzola che durante le indagini venne indicata ora come area di sosta, ora come area di fermata. Al processo, celebrato anni dopo, furono tutti assolti tranne l’operaio che aveva lasciato l’autocarro. Una condanna peraltro mite, a quattro mesi di reclusione, accompagnata dalla sospensione della pena e dalla non menzione. E una multa di 50 euro.
Fu l’ultima beffa per Roberto e per la vedova. Dopo tanti anni da scapolo irriducibile infatti Roberto si era sposato, un anno e mezzo prima. La sua vita era cambiata, ma solo sentimentalmente. Per il resto, era rimasto lo stesso inimitabile guascone. Piombinese del Cotone, come amava sottolineare, Roberto era stato uno dei pionieri del giornalismo piombinese. Prima a Telepiombino, poi nella redazione del Tirreno. Negli anni aveva lavorato anche a Cecina e all’ufficio promozione di Livorno. Carattere esuberante, era un vulcano di idee e di iniziative. Oltre al giornalismo, le sue grandi passioni erano la caccia, le auto di lusso, i vestiti firmati, il bel vivere. Fuori dagli schemi per molti versi, eccentrico ma sempre presente per gli amici. Aveva un cuore immenso, Roberto. E quel cuore continua a mancarci. —
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