Gioco
Al fronte anche i ragazzi saharawi che da bimbi soggiornarono qua
Apprensione tra i volontari dell’associazione per l’assenza di notizie dopo la ripresa del conflitto seguito a un attacco dell’esercito marocchino
PIOMBINO
Di qualcuno si sa che è al fronte. Altri sono comunque irraggiungibili. E questo crea apprensione tra i volontari di Gdeim Izik, l’associazione di amicizia col popolo Saharawi che da quando è scoppiata la guerra con il Marocco, una decina di giorni fa, non riescono ad avere notizie di alcuni degli (ex) bambini che nelle estati scorse hanno soggiornato in città. Neanche delle loro famiglie o di quanti sono, nelle tendopoli, i riferimenti per la distribuzione dei sostegni a distanza che Gdeim Izik porta nei viaggi annuali.
Nel Nord Africa mai pacificato si è riacceso un altro fronte provocato dalle continue violenze militari dell’esercito reale del Marocco. Maurilio Campani, presidente onorario di Gdeim Izik, si fa portavoce della preoccupazione: «Molti dei nostri piccoli amici, ormai adulti, della Repubblica Araba Saharawi Democratica che hanno soggiornato nel comprensorio nei primi anni Novanta, non rispondono al telefono. Sappiamo che uomini e donne si sono presentati al centro di arruolamento di Rabuni, zona nel deserto del Sahara Algerino dove in fuga dall’occupazione e dai bombardamenti con il napalm marocchino, furono accolti dalla vicina Algeria. Fu l’Algeria ad aiutarli a costruire campi profughi per i rifugiati. Lì sono sorte enormi tendopoli con scuole, ospedali, biblioteche,centri delle donne, dei giovani, impianti sportivi,negozi artigianali e si è raggiunta un’alta scolarizzazione. Era il 1975 e quella doveva essere una soluzione transitoria in attesa di celebrare un referendum dell’Onu non rispettato dal Marocco».
Dopo oltre 40 anni molti si sono dichiarati pronti a partire per il fronte perché costretti a riaprire la lotta di liberazione contro l’invasore. «Decisione - aggiunge Campani - maturata dopo l’ennesima violenza subita da civili disarmati che manifestavano pacificamente dal 21 ottobre scorso nella zona di Guerguerat, territorio della Repubblica Saharawi Democratica, occupata per 3 quarti dall’esercito reale marocchino che ha costruito un muro lungo 2700 km dividendo questo popolo tra zone sotto occupazione,z one liberate e campi profughi».
Nelle zone occupate le violenze, gli arresti arbitrari, gli scomparsi, sono all’ordine del giorno, nonostante la presenza dell’Onu con la forza di interposizione Minurso che avrebbe dovuto far valere il diritto al rispetto della popolazione. Dopo l’ennesimo atto di forza - a cui sono legati grandi interessi economici del Marocco - il fronte del Polisario è intervenuto per proteggere i manifestanti civili, in larga parte donne, rispondendo all’aggressione.
Lo stesso giorno il presidente della Repubblica Saharawi ha decretato la ripresa della lotta . L’esercito ha attaccato esclusivamente obiettivi militari dislocati lungo tutto il muro militarizzato. «Auspichiamo - chiude Campani - che il conflittocessi prima possibile, che la ragione torni a prevalere speciea livello internazionale, e siano attuate le risoluzioni Onu per il referendum». —
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