Il Tirreno

Non sono nate tartarughe a Baratti e Rimigliano ma le uova ancora “vitali” ora sono nell’incubatrice

Cecilia Cecchi
Non sono nate tartarughe a Baratti e Rimigliano ma le uova ancora “vitali” ora sono nell’incubatrice

Concluse le operazioni dei tecnici di tartAmare sugli ultimi nidi tardivi Tutto per accrescere le conoscenze sulla specie e proteggerla meglio  

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/ RIMIGLIANO

Nessuna schiusa 2020 a Baratti e Rimigliano. Però nei due nidi censiti alcune uova si sono rivelate “ancora vitali” – embrioni a un passo dall’essere baby rettili – e sono state portate al Centro di recupero per le tartarughe marine di Grosseto. Da subito un’incubatrice al posto di sabbia e ormai troppo poco sole.

A Baratti e Rimigliano restano pali, recinzione, cartelli. . . che raccontano ancora la cura di quanti se ne sono occupati ogni giorno da agosto fino a ieri, quando è stato studiato e catalogato il nido di Rimigliano (64 uova). Prima era toccato a Baratti, domenica scorsa, con solo i tecnici di tartAmare (93 uova).

A Rimigliano, invece, anche Stefano Gualerci vicepresidente Wwf Livorno insieme ad alcuni tra i più appassionati volontari del gruppo di controllo che hanno vegliato sui nidi in tandem con tartAmare (Osservatorio toscano bio diversità). «Concluse le operazioni sugli ultimi nidi della Toscana a Baratti (Piombino) e Rimigliano (San Vincenzo) – conferma Luana Papetti, responsabile scientifico tartAmare –. Questa estate infinita delle tartarughe marine in Toscana ha regalato esperienze importanti agli operatori scientifici e a tutto il mondo del volontariato che ha monitorato i nidi del litorale. Siamo arrivati quasi a Natale e siamo di nuovo qui questa volta per l’epilogo finale: forse? I nidi tardivi di Baratti e Rimigliano come era prevedibile, date le temperature, non hanno prodotto schiusa – prosegue Luana Papetti –. Al controllo però alcune uova contenevano ancora embrioni vitali fermi agli stadi terminali dello sviluppo. Queste sono state portate al Crtm di Grosseto per tentare in ultima istanza di incubarle artificialmente secondo protocolli già utilizzati in altre regioni ormai da anni. I veterinari e tutto lo staff di tartAmare, seguendo questi protocolli, e con la supervisione degli esperti di Caretta Calabria Conservation, saranno impegnati in quest’ultimo atto in questi giorni. Quando tutto finirà – sottolinea – ci saranno tante informazioni da mettere in ordine per accrescere ancora le conoscenze su questa specie e per poter proteggerla sempre meglio». Nonostante il ritardo estremo nella deposizione delle uova queste nostre spiagge si sono confermate ideali per l’incubazione... e le tartarughe marine ormai lo sanno. –

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