Gioco
«Jsw, solo silenzio e l’ingresso dello Stato era fissato a fine mese»
Fim, Fiom e Uilm preoccupate: la Regione ci convochi, chiediamo un incontro anche al ministero dello Sviluppo
PIOMBINO
Il 30 novembre era la scadenza indicata per l’ingresso dello Stato nello stabilimento piombinese di Jsw, ma nulla si muove e il sindacato è decisamente preoccupato.
Per questo le segreterie territoriali e quelle nazionali di Fim, Fiom e Uilm, hanno formalizzato la richiesta di un incontro di verifica al Mise entro la fine del mese per avere la garanzia dell’ingresso dello Stato nel capitale sociale dell’azienda e avere la garanzia dell’investimento sulla produzione di acciaio e del mantenimento della piena occupazione», sostenendo allo stesso tempo l’esigenza di «riattivare il confronto con le istituzioni regionali, visto che da oltre un mese si sono concluse le elezioni, e insieme pretendere che Jindal e il Governo rispettino gli impegni».
I sindacati ricordano che nell’ultimo incontro col Ministero la fine del mese «era l’orizzonte per il completamento dell’iter che permetterebbe a Invitalia di entrare nel capitale sociale con i primi 32 milioni, indispensabili per i primi interventi ormai non più rinviabili per il rifacimento e la messa in sicurezza degli impianti attualmente attivi».
Fim, Fiom e Uilm riferiscono che «da varie indiscrezioni si capisce che il lavoro del vicepresidente esecutivo Marco Carrai avrebbe prodotto varie possibilità per permettere tecnicamente e giuridicamente l’ingresso dello Stato in Jsw, passaggio già dato per scontato negli incontri di luglio e di settembre». Da questo secondo il sindacato si deduce, «e il trascorrere del tempo parrebbe certificarlo, che la proprietà stia tergiversando determinando un clima di incertezza e ne è conferma la notizia di manager che stanno lasciando l’azienda in contrasto con la rappresentanza a Piombino della proprietà indiana». Per questo «è il momento di smettere di dare i numeri, date o fare promesse – dicono le segreterie di Fim, Fiom e Uilm – cominciando ad avere certezze su come lo Stato intende salvare questa fabbrica, in attesa del tanto atteso ma a oggi sconosciuto Piano nazionale siderurgico. Sappiamo che il Ministero ha presentato una bozza di progetto per il Recovery Fund di 5 miliardi, ma non è dato sapere se sono confermati, se sono stati presentate le proposte in Commissione europea o come saranno eventualmente impiegate queste risorse».
Il sindacato si dice consapevole che «l’emergenza sanitaria Covid assorbe molta energia e attenzione ma non sia un alibi per nascondere le varie vertenze nazionali. Per noi è ben chiaro, date le condizioni degli impianti, che quando l’Italia uscirà dalla pandemia, la nostra fabbrica rischia di non essere più in grado di ripartire con conseguenze drammatiche per le aspettative del comprensorio».
«Su Piombino è calato un preoccupante silenzio – concludono Fim, Fiom e Uilm – non sappiamo a che punto siamo con l’aggiornamento dell’Accordo di programma e stiamo inspiegabilmente attendendo la convocazione dal presidente della Regione da settimane. Sembra che solo a noi interessi difendere il futuro di 2000 famiglie e di un impianto che lo stesso Governo ha definito strategico».
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